Hanno mangiato e bevuto pochissimo, nei giorni scorsi, i vigili del fuoco dell’Usar di Firenze, mentre cercavano di mettere in salvo più persone possibili estraendole dalle macerie dell’Hotel Rigopiano. Rientrati ieri sera dall’Abruzzo, la loro stanchezza è più che evidente. La soddisfazione di aver fatto il possibile, sebbene sia smorzata dal rammarico per quanti invece non ce l’hanno fatta, è evidente. Riccardo Leoncini, uno di loro, con altri due colleghi era all’interno di uno dei cunicoli aperti per entrare all’interno della struttura quando “abbiamo sentito la voce della signora Adriana, che era in uno spazio angusto con il figlio Gianfilippo“, e lei “era in contatto con la figlia e gli altri due bambini, ma non riusciva a vederli, e aveva sentito pure i due fidanzati, Vincenzo Forti e Giorgia Galassi“.
“L’adrenalina in quel momento sale e devi stare ancora piu’ attento a non fare mosse avventate che potrebbero mettere a rischio le persone che vuoi salvare e noi stessi – aggiunge Leoncini che vorrebbe citare uno per uno tutti i colleghi che erano li’ con lui – perche’ tutti hanno avuto un ruolo”. Di quel momento ricorda in particolare gli occhi di Gianfilippo, “sembravano quelli di un gufo, di una civetta“, spiega descrivendo come bimbo ha reagito alle luci dopo 48 ore passate nell’oscurità. Leoncini e’ sposato e ha una figlia di 17 anni e spesso il pensiero, in quei momenti, andava a loro: “Ci pensi e contemporaneamente cerchi di non pensarci. A volte, pero’, e’ proprio il loro pensiero che ti spinge a cercare di salvare altre vite“, conclude. Del resto, come spiega il team leader della squadra Usar, l’ingegner Nicola Ciannelli, “la paura e’ un sentimento che deve accompagnarci e ci accompagna sempre. Anche questa fa parte del nostro addestramento”, conclude.
