“C’e’ un elemento che lega il Terremoto di Verona del 1117 e quello del Centro Italia di questi giorni: cominciamo a riuscire ad anticipare un po’ questo tipo di eventi“: lo ha dichiarato il dirigente di ricerca Ingv Gianluca Valensise in occasione del convegno ‘1117-2017. Novecento anni dal piu’ grande Terremoto dell’Italia Settentrionale’ organizzato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia a Palazzo Franchetti di Venezia. “Sfortunatamente questo convegno arriva due giorni dopo la scossa del 18 gennaio, che ci dice che la sequenza non sta finendo, ma si sta spostando verso sud-est, a testimonianza della complessita’ del grande Terremoto italiano. Naturalmente, nel centro Italia, questi sono appuntamenti molto frequenti, mentre nell’Italia del nord grazie al cielo sono molto rari. Le scosse dell’altro giorno, dunque, anche se non previste in senso stretto, sono arrivate in un preciso punto dell’Abruzzo su cui avevamo da settimane messo il dito, perche’ la storia sismica ci diceva che li’ mancava qualcosa“. “Questi ragionamenti riguardano anche il Terremoto del 1117, perche’ l’elemento comune tra i due eventi e’ proprio l’importanza dello studio storico. Se capiamo che quello che e’ gia’ successo puo’ risuccedere, siamo anche in grado di dire le zone dove questo puo’ avvenire e quelle dove invece non e’ probabile che accada, componendo un mosaico dei terremoti attesi“.
Terremoti Centro Italia, INGV: le scosse “in un preciso punto dell’Abruzzo su cui avevamo puntato il dito da settimane”
