Terremoto, Franceschini: “serve rimboccarsi le maniche”

Sono 4 mila e 400 le opere d’arte conservate nel deposito di Santo Chiodo di Spoleto per preservarle dopo il terremoto che ha colpito il centro Italia. “Di fronte a questa vastità penso che serva rimboccarsi le maniche come stanno facendo quelli che lavorano e non come quelli che fanno polemiche” ha detto il ministro Dario Franceschini che oggi ha visitato la struttura. “Ogni opera restaurata deve tornare esattamente nel luogo da cui proviene” ha quindi ribadito. “Dopo avere affrontato l’emergenza per persone ed edifici pubblici – ha detto Franceschini – ci sono i lavori sul patrimonio culturale che dureranno nel tempo. Poi c’e’ un discorso di prospettiva, di crescita e di sviluppo incentrato sul turismo. Norcia da questo punto di vista e’ un segnale straordinario perche’ e’ possibile vedere edifici salvati dal terremoto in quanto sono stati ricostruiti con interventi antisismici dopo i terremoti precedenti. Norcia, insomma, e’ la dimostrazione che si puo’ intervenire sui borghi dell’Appennino introducendo criteri di antisismicita’ che possano garantire che anche per il futuro – ha concluso Franceschini – quei luoghi siano in grado di attrarre turismo”.

“E’ un’opera gigantesca che sta andando avanti con grande efficacia e grande rigore scientifico perche’ parliamo di tutela di beni culturali“: ha dichiarato Franceschini. “Sono tanti i danni che il sisma ha creato al patrimonio culturale in una delle zone piu’ ricche in Italia e nel mondo – ha aggiunto Franceschini – ma bisogna anche avere la consapevolezza che tutti stanno facendo un lavoro straordinario e che bisogna vedere per capire tutte le difficolta’. Stamani ho osservato i reperti delle macerie a fianco delle chiese di Norcia e uno per uno devono essere censiti e numerati, trasportati e tutelati, pietra per pietra“. Per il ministro inoltre “depositi come quello di Spoleto raccolgono ormai diecimila opere, mobili, quadri, statue e arredi sacri che sono stati tolti dalle macerie per essere portati qua, per essere tutelati e restaurati e poi restituiti ai territori”.

“Le pietre di chiese, monumenti, dimore storiche, abbazie – ha sottolineato il ministro – devono essere censite, numerate e catalogate una per una e trasportate nei depositi delle quattro regioni colpite. Beni fortemente identitari che vanno restaurati e poi restituiti ai loro territori. Un’opera gigantesca – ha concluso Franceschini –, che sta andando avanti con grande efficacia e rigore scientifico”.