“La signora che abbiamo estratto ieri per prima cosa ci ha chiesto ‘che giorno e’?’. In una condizione del genere si perde la cognizione del tempo. Ma loro da sotto ci sentono, mentre noi non possiamo sentire loro“. Un operatore del Soccorso alpino nazionale, Luca Giai Arcota, che sta partecipando alle ricerche tra le macerie dell’hotel Rigopiano, racconta alcuni dettagli e circostanze della sciagura sul Gran Sasso pescarese. “In questo sabato abbiamo fatto una decina di varchi nuovi, oltre ai 15 di venerdì – ha riferito – e dai buchi siamo entrati con i caschi con le pile frontali per illuminare dove e’ piu’ buio. Ci sono ambienti rimasti assolutamente come prima dell’impatto della valanga – come la sala biliardo dove ieri abbiamo trovato diversi sopravvissuti – altri con una parete di neve al posto del muro. In alcuni si riesce a stare in piedi, in altri no. Facciamo molta attenzione a non provocare ulteriori crolli e delle sentinelle all’esterno ci avvertono se c’e’ il rischio di nuove valanghe. In quel caso usciamo subito, dalle vie di fuga che abbiamo individuato in precedenza“. “La neve con la pioggia si e’ solidificata ed e’ piu’ dura – ha detto Arcota -, quindi usiamo le pale di ferro per romperla“.
Valanga Hotel Rigopiano, le prime parole di una donna appena salvata: “che giorno è?”
LaPresse/Vigili del Fuoco
