Valanga Rigopiano, lo psichiatra: “Ai bimbi salvi resteranno angoscia e paura costanti”

Angoscia e paura pervasive e costanti sono i rischi che corrono i sopravvissuti alla valanga che ha colpito l’Hotel Rigopiano, ma soprattutto i bambini salvati. E’ come ritrovarsi con una ‘bomba’ che rischia di esplodere e per disinnescarla è necessario un intervento psicologico immediato. Ad indicare l’urgenza di un sostegno psicologico e’ Stefano Vicari, responsabile dell’Unita’ operativa di Neuropsichiatria infantile dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesu’ di Roma. “E’ chiaro che il modo in cui i piccoli reagiranno a quanto accaduto e’ legato anche alle risorse individuali, tuttavia – spiega Vicari – e’ molto probabile che il ricordo dell’evento durera’ a lungo e che i bambini tenderanno a rivivere nel ricordo l’esperienza traumatica in modo ripetuto ed angoscioso, con forti manifestazioni d’ansia”.

Si tratta della sindrome post-traumatica da stress: “L’aver sperimentato una condizione tragica e vicina alla morte determina uno stato di angoscia costante e cio’ nei bambini puo’ portare anche ad una riduzione della capacita’ di relazionarsi con gli altri e ad un atteggiamento di chiusura in se stessi“. Per questo, avverte, “e’ fondamentale che i piccoli ricevano un immediato sostegno psicologico da parte di esperti, il cui compito in queste ore sara’ quello di aiutarli a dare una lettura ed interpretare quanto successo. I bambini, infatti, potrebbero ad esempio ‘colpevolizzarsi’, soprattutto nel caso che loro congiunti siano invece tra le vittime della valanga che ha travolto l’Hotel“. Il primo intervento sara’ quindi quello di “aiutare i bambini a razionalizzare l’evento che, altrimenti, resterebbe un fatto oscuro e una continua fonte di paura”.

Poi, spiega, “sara’ necessaria un’osservazione di questi bambini sul lungo termine, e nel caso di disturbi psicopatologici piu’ gravi si adotteranno terapie mirate“. Ma le conseguenze del trauma riguarderanno ovviamente anche gli adulti sopravvissuti: “I superstiti – rileva Paola Vinciguerra, presidente dell’Associazione europea disturbi da attacco di panico (Eurodap) – presenteranno sintomi tipici da post trauma come stato confusionale, flashback continui, tachicardia, pensieri ossessivi, sensazione di minaccia continua con gravi alterazioni dello stato emotivo”. Ma una terapia di contrasto e’ possibile: “E’ opportuno intervenire, ad esempio, con la tecnica EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) riconosciuta dal 2013 dall’Organizzazione mondiale della Sanita’ come metodo elettivo nella risoluzione dei disturbi post traumatici da stress. Tale metodo – spiega Vinciguerra – aiuta il cervello a ‘dimenticare’ l’esperienza vissuta attraverso un processo di desensibilizzazione“. Durante le oltre 40 ore in cui i sopravvissuti sono rimasti ‘sepolti’ dalla neve, infatti, “il loro cervello avra’ attuato una forma di difesa attraverso la dissociazione rispetto a quello che stava avvenendo, e cio’ per permettere la sopravvivenza. Ma appena messi in salvo – conclude – tutto il vissuto ‘avviluppera” inevitabilmente le persone salvate, ed e’ dunque fondamentale intervenire al piu’ presto“.