Il 23 febbraio è una data cruciale per l’astronomia. Era il 1987, infatti, quando venne scoperto il primo neutrino proveniente dallo Spazio al di là del Sistema Solare, facendo così nascere la cosiddetta astronomia neutrinica. L’esperimento, denominato Liquid Scintillator Detector, venne attuato nei laboratori sotterranei del Monte Bianco e realizzato dall’Istituto di Cosmogeofisica del Cnr (ora Istituito di Fisica dello Spazio Interplanetario – Inaf di Torino), in collaborazione con l’Istituto di Ricerche Nucleari dell’Accademia delle Scienze di quella che all’epoca era l’Unione Sovietica. Lo studio rivelava per la prima volta un segnale neutrinico da collasso stellare e confermava l’importanza dei rivelatori di neutrini per l’osservazione dei cataclismi cosmici originari dal collasso gravitazionale di una stella gigante.
Il giorno dopo venne osservato il collasso della supernova SN Shelton, posta nella Grande Nube di Magellano. Lo stesso evento venne rivelato, anche se in maniera differente, da altri tre esperimenti compiuti in Giappone, Stati Uniti ed Urss. Ma la scoperta fatta nel 1987 apportò un valore aggiunto dato che il pacchetto di neutrini era stato evidenziato in modo automatico dall’apparato sperimentale, senza la necessità di complete analisi o pulizia dei dati sperimentali. Large Volume Detector, il potente osservatorio neutrinico composto da 840 rivelatori e attivato nei laboratori nazionali del Gran Sasso dell’Infn, è uno degli esperimenti più importanti nati grazie alla scoperta fatta nel 1987.
