Forti nevicate sull’Afghanistan settentrionale: enormi valanghe travolgono diversi villaggi nelle province settentrionali

Il nucleo di aria gelida, d’estrazione artica continentale, responsabile delle intense nevicate che nei giorni scorsi hanno colpito la Turchia orientale e l’Iran settentrionale, prima di colmarsi quasi definitivamente si è diretto verso il nord dell’Afghanistan, arrecando forti nevicate che hanno ammantato di neve fresca le province più settentrionali. La neve abbondante, caduta fino al fondo delle principali vallate della regione del Pamir, hanno purtroppo creato l’ambiente ideale per la caduta di grosse slavine. Difatti lo scorso venerdì una gigantesca valanga ha travolto un intero villaggio nella provincia settentrionale di Badakhshan, lungo la regione montuosa dell’Hindu Kush. L’enorme massa di neve precipitata dalle imponenti montagne dell’Hindu Kush ha seppellito per intero il villaggio, cancellandolo. Finora lo sforzo dei abitanti locali e dei poliziotti giunti dai villaggi vicini ha permesso di estrarre almeno 10 cadaveri, mentre si è alla ricerca di altre persone ancora sepolte sotto diversi metri di neve. La valanga, scivolando a grandissima velocità dagli aspri rilievi dell’Hindu Kush, è stata talmente violenta da spazzare l’intero paese. Ora al posto del villaggio è presente una immensa distesa di neve.

6271974-3x2-940x627L’immenso fronte di neve si è staccato dalla montagna che sovrasta il paese per un improvviso aumento della temperatura in quota dopo giorni di intense nevicate lungo tutto il comprensorio montuoso dell’Hindu Kush e del Pamir. Difatti, fra giovedì e venerdì, il passaggio il transito della circolazione depressionaria a carattere chiuso in quota, colma di aria gelida artica continentale, provenienti dal vicino Iran, aveva causato intense nevicate su buona parte dei monti dell’Hindu Kush, dove le precipitazioni si sono fatte particolarmente abbondanti anche per il cosiddetto effetto “stau” (sbarramento orografico) esercitato dagli stessi alle correnti occidentali.

Queste condizioni meteorologiche estreme hanno permesso l’accumulo di ingentissimo accumuli nivometrici (si parla di metrate di neve) sui monti che caratterizzano l’Afghanistan settentrionale. Ma non si può nemmeno escludere la possibilità che il distacco dell’immensa slavina sia da addebitare alle forti raffiche di vento, ad oltre 100 km/h, che spazzavano in quota le cime dell’Hindu Kush, generando accumuli eolici rilevante che hanno poi accresciuto l’instabilità del manto nevoso.

Purtroppo, nel periodo invernale, soprattutto negli inverni caratterizzati da abbondanti nevicate in montagna, le valanghe sono piuttosto frequenti nel nord-est dell’Afghanistan, ai piedi delle grandi montagne del Pamir e dell’Hindu Kush, dove si possono accumulare fino a più di 4-5 metri di neve fresca durante il transito dei vecchi sistemi frontali provenienti dall’est della Turchia, dall’Iraq e dall’Iran, associati a circolazioni depressionarie che tendono a colmarsi nella libera troposfera (“CUT-OFF” o “Upper Level Low”).

Ora con l’arrivo della primavera e l’arrivo del disgelo, si teme per le inondazioni che ingrosseranno i vari corsi d’acqua dell’Afghanistan centro-settentrionale, determinando delle probabili inondazioni che rischiano di travolgere numerosi villaggi, specie quelli che sorgono ai piedi dell’Hindu Kush e del Pamir. L’enorme massa di neve, con accumuli superiori anche ai 2-3 metri in quota, che copre le montagne dell’Afghanistan settentrionale, tra fine mese e il mese di marzo rischia di sciogliersi, provocando la piena di molti fiumi e corsi d’acqua che potranno tracimare, inghiottendo intere vallate e canyon. Secondo uno studio dell’Ong Immap, organizzazione specializzata in cartografia e raccolta di dati, almeno il 15% della popolazione afghana rischia di essere pesantemente colpita dalle inondazioni del disgelo primaverile.