L’elemento saliente di questa prima decade di febbraio è stato rappresentato dalla temporanea ripresa del flusso perturbato principale sull’area euro-atlantica, accompagnato da una notevolissima intensificazione del ramo principale del “getto polare” che fuoriesce dal nord America, con una lunga serie di grandi onde planetarie (“onde di Rossby”). Questa temporanea intensificazione del flusso temperato oceanico, che con le sue perturbazioni e i sistemi frontali ha finalmente portato un po’ di pioggia e di neve sulle nostre regioni settentrionali, è stata originata da un notevole calo del campo di geopotenziale sull’area canadese orientale che ha prodotto un incremento del “gradiente di geopotenziale” in quota fra il Canada orientale e il nord Atlantico.
L’intenso “gradiente di geopotenziale” che si è venuto a creare ha favorito l’intensificazione del ramo principale del “getto polare” in uscita dal nord-est degli States e dal Canada orientale, con una serie di “Jet Streaks” (massimi di velocità del “getto”) che hanno raggiunto velocità particolarmente ragguardevoli sopra l’Atlantico orientale, agevolando lo sviluppo di un profondissimo ciclone extratropicale nel tratto di oceano a sud-ovest dell’Islanda. Le ondulazioni cicloniche che dalle coste orientali del nord America si sono versate sull’Atlantico settentrionale hanno anche contribuito a stimolare una pulsazione dinamica dell’alta pressione delle Azzorre che con i suoi elementi estende un proprio cuneo stabilizzante verso nord-est, in direzione del mar del Nord e della penisola Scandinava, con isobare superiori ai 1030 hpa al suolo.
Al contempo, le propaggini più occidentali del famigerato anticiclone termico russo-siberiano, con la loro radice dinamica in quota (anticiclone termo-dinamico), dalle pianure della Russia europea avanzeranno verso la Finlandia e la penisola Scandinava, quindi in moto convergente rispetto l’alta pressione oceanica. L’avanzata della propaggine più occidentale dell’anticiclone termico russo (rammendo che il cuore dell’anticiclone termico rimarrà relegato sopra la Siberia centro-orientale), verso la penisola Scandinava, sta pilotando masse d’aria sempre più gelide, soprattutto nei bassi strati (aria gelida d’estrazione artica continentale), in direzione dell’Europa orientale e dell’area baltica, dove le temperature sono tenderanno a scendere abbondantemente sotto i +0°C, con l’irrompere nei bassi strati di una gelida ventilazione da E-NE.
Il robusto ponte anticiclonico che si verrà a stabilire produrrà anche un drastico cambiamento della ventilazione, nei bassi strati, che si disporrà più da Est o E-NE, con correnti che dalle pianure Sarmatiche e dagli Urali si muoveranno verso la Finlandia, la Scandinavia, il Baltico, la Bielorussia e l’Ucraina, per iniziare ad invadere il resto del vecchio continente. Tra la Russia europea e la Lapponia, grazie all’effetto “Albedo” favorito dai suoli recentemente innevati di fresco, i valori termici sono scesi, per la prima volta in questo inverno, sotto il muro dei -25°C -30°C. In Lapponia, ad esempio, l’irrompere dell’aria gelida dalle pianure russe, rischia di far scivolare la colonnina di mercurio anche sotto i -30°C.
Intanto i freddi e secchi venti dai quadranti orientali che escono dalle pianure Sarmatiche, attraversando il Golfo di Botnia e il mar Baltico (più miti rispetto all‘aria gelida che esce dalla Russia), si umidificheranno nei bassi strati, addensando lungo le coste svedesi e il versante orientale delle Alpi Scandinave delle nubi basse (strati e stratocumuli ghiacciati) che daranno luogo a nevicate di debole e moderata intensità che in queste ore stanno interessando un po’ tutto il territorio svedese, dalla Lapponia fino all’area di Stoccolma. Le nevicate, seppur deboli, nella maggior parte dei casi hanno carattere persistente e grazie alle basse temperature riescono a lasciare importanti depositi al suolo, imbiancando per bene i vasti boschi di conifere della Svezia. Ma delle nevicate sono in atto anche nel sud della Finlandia e sulla zona della capitale Helsinki.
Nelle Repubbliche Baltiche, tra Estonia, Lituania e Lettonia, con le correnti orientali, il gelo è molto secco è accompagnato da cieli generalmente sereni o poco nuvolosi. Tra la nottata e la giornata di domani si dovrebbe registrate un ulteriore intensificazione del gelo tra Russia europea e Scandinavia. Ma questo rischia di essere solo un piccolo antipasto rispetto a quanto atteso entro il prossimo weekend. Dopo metà settimana il “CUT-OFF” anticiclonico che si verrà ad isolare sul Golfo di Botnia, tra la Svezia e la Finlandia, convoglierà un intenso blocco di aria molto gelida e molto pesante (freddo pellicolare), ossia concentrato negli strati più bassi della troposfera (a differenza dell’aria artica-marittima), che dalla Russia europea, già ben raffreddata dall’affondo del “lobo siberiano” del vortice polare, si metterà in marcia verso il sud della Svezia, la Danimarca e la Norvegia meridionale, attraverso l’attivazione nei bassi strati di una moderata, ma gelida, ventilazione da E-NE che farà sprofondare le temperature su valori largamente negativi.
Al contempo, a partire dal prossimo fine settimana, il “CUT-OFF” anticiclonico presente sulla Scandinavia convoglierà, lungo il suo bordo più meridionale, una nuova intensa avvezione di aria gelida artica continentale che comincerà a mettersi in moto dai bassopiani siberiani occidentali e dalla Russia europea in direzione dell’est Europa, con l’obiettivo predefinito dei Balcani. Ancora non è chiaro se parte di quest’aria molto fredda continentale, pronta a buttarsi sull’Europa orientale, riuscirà in un secondo momento a sfondare fino alle nostre regioni, determinando un significativo calo termico entro la metà di febbraio. Ad essere sinceri le probabilità di coinvolgimento dell’Italia sono basse, ma analizzando il contesto generale non si può nemmeno escludere che parte di quell’aria molto fredda che andrà a depositarsi fra i bassopiani danubiani e i Balcani possa in un secondo momento riuscire a trovare il giusto “canale” per intrufolarsi fin sul bacino centrale del Mediterraneo.
