Numerosi sono i riti e le tradizioni legati a San Giuseppe. Un esempio sono i cosiddetti “falò di San Giuseppe”. Tanti gli eventi in Italia: nella Val Trebbia, nel cuore del territorio delle Quattro province, si festeggia il rito serale del falò, col quale viene anche bruciato un fantoccio, “la vecchia”, simboleggiante l’inverno che va via. A Bobbio il passaggio dall’inverno alla primavera si festeggia accendendo una grossa “fuiè (falò)… una tradizione millenaria, dato che furono i monaci dell’Abbazia di San Colombano, fondata nel 614, a fondere il rito pagano con quello cristiano nella luce che sconfigge le tenebre.
Anche a Mormanno, in Calabria, si accendono, in tutti i quartieri, grossi falò in onore del Santo, accompagnati da musiche e balli tradizionali, mentre a Itri, in provincia di Latina, già due mesi prima della festa, i ragazzi, spesso accompagnati da adulti, si recavano nei boschi vicini a tagliare piante di giovani lecci per poter accendere, nel giorno della Festa, il fuoco più grande tra tutti i rioni del paese. A Mattinata, in provincia di Foggia, si accendevano falò in tutti i rioni fino a pochi anni fa, mentre dal 2000 si accende un’unica pira sul sagrato della chiesa abbaziale di Santa Maria della Luce, con un programma sia religioso che civile, tra fuochi pirotecnici, balli e canti tradizionali e degustazione di prodotti tipici. A Serracapriola, in Puglia, continua la tradizione dei falò di San Giuseppe, con ragazzi e adulti che raccolgono dai campi i cosiddetti “ceppi”, ossia i rami residui dalla potatura degli olivi secolari, per formare pire da accendere la sera della festività del Santo. I più temerari, poi, si cimentano nel “salto del falò”, a testimonianza del coraggio e dello sprezzo del pericolo.

Alcuni di questi cibi hanno un significato simbolico e rituale: la pasta e ceci, per i colori bianco e giallo che la caratterizza, rappresenta il fiore tipico della primavera (il narciso); i lampascioni, invece, il passaggio dall’inverno alla primavera. Il cavolfiore ricorda la verga fiorita di San Giuseppe; il pesce fritto, il Cristo stesso; le cartellate, le fasce di Gesù Bambino, mentre lo stoccafisso, un tempo, era il cibo delle grandi occasioni festive. I Santi, poi, dopo aver ricevuto la Comunione in Chiesa, si dispongono intorno alla tavola mentre tutti i presenti recitano il Rosario e ad ogni posta si intercala la litania “San Giuseppe prega per noi”; poi sempre ad ogni posta un ricordo, perché il Santo accolga e soddisfi le richieste della famiglia devota.
