Drammatiche alluvioni devastano il Peru settentrionale, tutta colpa della nuova fase di “El-Niño”

Sono sempre più devastanti gli effetti delle gravi alluvioni che nelle ultime settimane hanno messo sott’acqua diverse aree del Peru, sull’entroterra andino occidentale. In modo particolare nelle regioni di Tumbes, Piura, Lambayeque e La Libertad, lungo la costa settentrionale del paese sud-americano, dove le precipitazioni molto intense e persistenti hanno causato gravi frane, smottamenti e l’esondazione di diversi corsi d’acqua. Queste stesse regioni, almeno fino a giovedì, rischiano di essere colpite da nuove forti piogge che potrebbero aggravare ulteriormente la già difficile situazione di un territorio già seriamente vulnerato da giorni di persistenti precipitazioni, spesso a sfogo di rovescio o temporale. Purtroppo, a seguito di queste inondazioni, il bilancio ufficiale delle vittime secondo il governo peruviano, è davvero gravissimo. Si parla di oltre 75 morti e un numero ancora imprecisato di dispersi. Il presidente del Perù, Pablo Kuczynski, ha annunciato che stanzierà l’equivalente di circa 720 milioni di euro per i fondi di emergenza governativi.

LaPresse/Reuters
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Lo stesso presidente ultimamente non è molto popolare da quando sono emersi sospetti su alcuni casi di corruzione, ma le opposizioni hanno annunciato di avere sospeso iniziative e manifestazioni contro di lui fino a quando non sarà risolta l’emergenza dovuta alle alluvioni. Le precipitazioni più violente si riscontra proprio nelle province lungo la costa settentrionale del Perù, dove le piogge sono arrivate dopo un prolungato periodo di siccità, cadendo su terreni inariditi e “impermeabili” che non hanno potuto raccogliere tutta quest’acqua venuta giù in pochi giorni. Ciò ha originato le drammatiche inondazioni e i grossi movimenti franosi che hanno travolto intere città e villaggi, lasciando senzatetto decine di migliaia di persone.

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I temporali più violenti si sono scatenati nell’area attorno la città di Manta, e il vicino retroterra, dove si sono sviluppate delle grosse “cellule temporalesche”, accresciute dall’ingente quantità di calore latente fornito dalle acque oceaniche. La notevole intensificazione dell’attività convettiva, a ridosso della costa pacifica peruviana e sul prospiciente entroterra montuoso, è da imputare al notevolissimo riscaldamento delle acque superficiali nel tratto di oceano antistante le coste dell’Ecuador e del nord del Peru, indotto dal nuovo evento di “El-Niño” che sta cominciando a prendere sul Pacifico equatoriale.

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In queste ultime settimane le acque superficiali del Pacifico orientale, con particolare riferimento per quelle antistanti le coste di Panama, Colombia, Ecuador e del nord del Peru, si sono sensibilmente riscaldate, a causa di un indebolimento, piuttosto significativo, del ramo principale dell’Aliseo di SE che dal Golfo di Arica si allunga fino a tutto il Pacifico sud-orientale, contribuendo ad alimentare la fredda “corrente di Humboldt”, che scorre dai mari sub-antartici verso nord-ovest fino alle Galapagos, rendendo il mare peruviano ricco di plancton ed alghe (non è un caso se è uno dei mari più pescosi del mondo), inibisce la formazione dei moti convettivi e dell’annessa nuvolosità, visto che le acque fredde (temperature sui +17°C +18°C, anche meno durante gli anni di “Nina“) raffreddano lo strato d’aria sovrastante (negli strati più bassi, prossimi alla superficie oceanica).

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Il calo di forza dell’Aliseo di SE sul Pacifico meridionale, antistante le coste sud-americane, genera un indebolimento della portata della fredda “corrente marina di Humboldt con una conseguente proliferazione della calda (temperature che superano anche i +28°C +29°C) contro corrente equatoriale sul Pacifico sud-orientale, verso le coste ecuadoriane e peruviane, dove si origina l’anomalo riscaldamento delle acque oceaniche, solitamente molto fredde malgrado la latitudine, che agevola un notevole incremento della nuvolosità e dell’attività convettiva. In tale contesto, la presenza di una ampia “piscina” di acque superficiali molto calde, di circa +2,5°C +3,0°C superiori alle medie, non fa altro che agevolare l’attività convettiva, grazie anche all’immissione nello strato d’aria sovrastante di maggiori quantità di vapore acqueo che viene trasportato verso le aree costiere dalla debole ventilazione meridionale, in prevalenza da Sud e S-SO, che dal tratto dal Pacifico sud-orientale si sposta in direzione delle coste peruviane.

Il notevole riscaldamento delle acque superficiali davanti le coste peruviane

Qui le masse d’aria umide e calde provenienti dal Pacifico meridionale una volta incontranti i rilievi della Cordigliera occidentale peruviana sono costrette a sollevarsi verso l’alto favorendo lo sviluppo di intensi moti convettivi sui versanti sopravento che generano imponenti addensamenti cumuliformi (cumuli e cumulonembi molto ben sviluppati in altezza). L’aria molto umida salendo di quota tende rapidamente a raffreddarsi, fino a saturarsi rapidamente, con il conseguente sviluppo di imponenti annuvolamenti cumuliformi, alti anche più di 12-14 km, forieri di piogge, rovesci e forti temporali molto localizzati. Diciamo che la “forzatura orografica” (stau) imposta dalle montagne del Peru occidentale ai venti sempre umidi e caldi da S-SO gioca un ruolo fondamentale agevolando il continuo formarsi di annuvolamenti e grossi cumulonembi temporaleschi che portano piogge e temporali.

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Non è un caso se le aree maggiormente colpite siano quelle maggiormente esposte al Pacifico e all’umidissima ventilazione meridionale che borda l’intera costa peruviana, da nord a sud. Le nuvole cumuliformi che si formano quotidianamente sui versanti più occidentali della Cordigliera sono la causa dei frequenti rovesci di pioggia, degli acquazzoni e dei forti temporali che colpiscono le regioni più settentrionale del Peru. Non bisogna sottovalutare il ruolo delle cosiddette “Calme equatoriali”, ossia l’area dove prevalgono le basse pressioni legate all’ITCZ. In questa zona, a causa del forte livellamento della pressione atmosferica e delle forti correnti ascensionali che generano i violenti “Clusters temporaleschi” tipici delle latitudini equatoriali, lungo la linea di convergenza degli Alisei, si verificano spesso estese calme di vento orizzontali (bonacce) che non fanno altro che agevolare la convenzione e la formazione di imponenti annuvolamenti cumuliformi che danno la stura a forti acquazzoni e temporali, anche violenti.

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Nei prossimi giorni, a causa del progressivo riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico orientale equatoriale, a largo delle coste pacifiche colombiane ed ecuadoriane, si registrerà un calo del campo barico che favorirà un notevole rinforzo dell’Aliseo di NE, che spirerà anche piuttosto sostenuto, fra la penisola colombiana di Guajira e le coste caraibiche panamensi, per poi uscire, con intense raffiche da NE ed E-NE, fin sul Golfo di Panama e sul Pacifico orientale, poco a nord delle Galapagos. Al contempo, con l’indebolimento dell’Aliseo di SE che borda, con venti da S-SO e Sud le coste peruviane, una ampia fascia di “Calme equatoriale” stazionerà, per più giorni, proprio davanti la costa ecuadoriana, favorendo così una forte attività convettiva e lo sviluppo di nuovi potenti “Cluster” e “sistemi temporaleschi multicellulari” che potranno arrecare altre piogge abbondanti, specie nella zona lungo il confine fra il Peru settentrionale e il sud dell’Ecuador.