Il parese dell’esperto sull’olio extravergine italiano: meno produzione ma resta alta la qualità

“Dalla primavera e sino all’inverno il clima ha remato contro e di conseguenza le prime stime parlano di una riduzione quantitativa della produzione di olio extravergine italiano pari a circa il 60 per cento”. Sono le parole dell’oleologo Alberto Grimelli che oggi conferma, in occasione dell’apertura a Trieste di ‘Olio capitale’, il maggiore evento nazionale dedicato agli oli extra vergini tipici e di qualità, i numeri recentemente emersi dallo studio dei dati Agea da parte dell’Ismea, l’Istituto di servizi per il Mercato agricolo alimentare. Sono state infatti riviste al ribasso le stime di produzione dell’olio d’oliva italiano, passando da iniziali 300mila tonnellate, ipotizzate a settembre 2016 dalla stessa Ismea, alle 250mila di metà novembre, sino a giungere alle attuali 200mila tonnellate, frutto della campagna olearia ottobre-dicembre (poco si raccoglie in Italia nei primi mesi dell’anno). Le cause? Secondo Grimelli numerosi sono stati i fattori che hanno inciso negativamente: “In fase di fioritura le condizioni di umidità, poi i caldi autunnali; quindi gli attacchi della mosca delle olive, a seguire le piogge persistenti di ottobre, per finire con il freddo che ha colpito da metà novembre in particolare il centro/sud e l’area adriatica”. Si è prodotto pertanto meno della metà della stagione precedente (nell’inverno 2015/16 quasi 500 mila tonnellate), soprattutto al sud, dove tra Puglia, Calabria e Sicilia si prepara circa il 60/70% di tutto l’olio made in Italy, ma anche al centro, “mentre fa registrare un modesto segno positivo, che in alcune aree ha però raggiunto anche un +10%, il nord del nostro Paese e in particolare Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia”.E’ tutto un altro discorso, invece, quando ci si approccia al discorso qualità. “Possiamo affermare – rileva Alberto Grimelli – che il termine qualità dell’olio d’oliva italiano si può coniugare sia all’insegna del ‘tanto bene’ che del ‘tanto male'”. L’Italia ha una classe di olivicoltori e frantoiani “ad altissima professionalità, che ha saputo ben arginare gli attacchi della mosca dell’olivo, ha affermato Grimelli, ma anche olivicoltori che vivono solo secondariamente (potendo contare da alcune decine a piche centinaia di piante) della produzione dell’olio”, da cui l’invito a diffidare di olivicoltori fai da te.Una qualità a macchia di leopardo in Italia, dunque per Alberto Grimelli, che ribadisce come nell’acquisto di un extra vergine “occorre guardare all’individuo piuttosto che all’area geografica: un buon olio – conclude – è solo questione di professionalità”.