Ha dato il nome a un batterio, ispirato serie tv e inventato un gesto, quello di entrare in sala operatoria con le ‘mani in alto’, entrato nell’immaginario collettivo come simbolo stesso della chirurgia. Joseph Lister, medico britannico 150 anni fa creava la chirurgia moderna con il primo di una serie di articoli sulla rivista Lancet che descrivevano la pratica, fino ad allora sconosciuta, di disinfettare i ferri chirurgici e il campo operatorio prima di un intervento. Lister intuì che a causare la morte di meta’ dei pazienti operati, anche nel caso in cui l’operazione era stata un successo, fossero i germi, la cui esistenza era stata scoperta non molto tempo prima da Pasteur, e decise di usare l’acido fenico, che allora veniva usato per la disinfezione delle fognature, per pulire le ferite e gli strumenti chirurgici nella riduzione di una frattura esposta in un bambino di sette anni. I primi esperimenti risalgono al 1865, ma solo due anni dopo si arrivo’ alla pubblicazione, il 16 marzo 1867.
“Si tratta di un momento storico per la chirurgia, anche perche’ in quello stesso periodo si capi’ anche l’importanza della disinfezione delle mani, grazie alle intuizioni dei medici che vedevano morire le partorienti – commenta Nicola Surico, past president del Collegio Italiano di Chirurgia – Bisogna ricordare che qualche anno prima fu il medico italiano Enrico Bottini, che esercitava a Novara, il primo ad avere l’intuzione. Bottini pero’ non pubblico’ i propri risultati, e quindi ora il mondo ricorda Lister”. Grazie al lavoro del chirurgo, morto nel 1912, la mortalita’ chirurgica scese dal 50% al 17% grazie appunto all’uso dell’acido fenico come disinfettante. Tra le conseguenze dei suoi studi, tesi a limitare al massimo la presenza di batteri in sala operatoria, ci fu anche il tipico gesto di entrare ‘con le mani in alto’. Sia pure con dimensioni ridotte, ma sempre preoccupanti il problema delle infezioni durante gli interventi e piu’ in generale negli ospedali e’ sempre attuale. “Questo dipende pero’ non dalle procedure, ma dal fatto che abbiamo abusato degli antibiotici in passato, provocando la nascita di ceppi di batteri resistenti – sottolinea Surico, primario di Ginecologia all’ospedale Maggiore di Novara -. Per fortuna, dopo un periodo in cui non si faceva ricerca in questo campo, ne stanno arrivando di nuovi, ma resta l’indicazione di usarli con giudizio”.
