Sono numerosi gli studi secondo i quali gli ottimisti vivono di più rispetto ai pessimisti. Una di queste ricerche, ovvero Optimism and Cause-Specific Mortality: A Prospective Cohort Study condotta nel 2016 dall’Università di Harvard, ha confermato questa teoria: chi pensa positivo si ammala meno. Per arrivare a questo risultato sono state prese in esame 70mila donne, il cui stato di salute è stato controllato a distanza di anni. Il risultato è stato che le ottimiste si sono dimostrate più longeve e meno soggette a malattie. I ricercatori finlandesi, invece, hanno analizzato la relazione tra ottimismo e pessimismo, e anche il fatto che possano essere associati a disturbi cardiocircolatori. Il risultato è stato non di semplice interpretazione: chi è pessimista presenta un maggior rischio di infarto, ma chi è ottimista, per contro, non presenta fattori protettivi.
Un ulteriore studio, condotto dall’Università di Norimberga che ha esaminato per anni 30 mila persone, è giunto alla conclusione che l’ottimismo può essere pericoloso se porta all’imprudenza. Nel campione preso in considerazione, infatti, gli anziani pessimisti vivevano più allungo degli ottimisti della stessa età. Questi ultimi, infatti, tendevano ad adottare comportamenti più rischiosi, facendo diminuire così la propria aspettativa di vita. Ma da tutto questo intreccio di risultati cosa si può dedurre? L’ottimismo giova sicuramente alla salute, ma da una certa età in poi, forse, occorrerebbe frenare un po’ gli entusiasmi e stare con i piedi per terra. Almeno se si desiderano ricadute positive sulla salute.
