È di recente pubblicazione sulle prestigiose riviste scientifiche internazionali Chemosphere e Science of the Total Environment della casa editrice Elsevier (il maggior editore mondiale in ambito medico e scientifico), uno studio condotto dal MUSE-Museo delle Scienze di Trento in collaborazione con il CNR – Istituto di Biofisica di Povo (Trento) che prende in considerazione l’effetto di rame e azadiractina – due pesticidi legalmente ammessi anche nelle coltivazioni biologiche – sugli insetti che popolano il Rio Gola, un torrente trentino che attraversa una valle coltivata dove i due pesticidi sono regolarmente e legalmente utilizzati secondo il Disciplinare Provinciale. Entrambi i pesticidi entrano per dilavamento nell’ecosistema acquatico e, a oggi, poco si sa sugli effetti che hanno sugli animali che vivono nei canali e nei torrenti in cui questi pesticidi finiscono. I dati raccolti nel corso del lavoro dimostrano che entrambi sono tossici – il rame più dell’azadiractina – e che le popolazioni esposte sono sofferenti. Il lavoro condotto sarà utile alle autorità che si occupano di valutare la qualità delle acque superficiali, per prendere in considerazione l’opportunità di una revisione del limite di legge di utilizzo di questi pesticidi, nonché ai produttori stessi cui si chiede di valutare sempre un’alternativa o proporre formule più eco-sostenibili.

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Il rame è utilizzato principalmente come fungicida per controllare la peronospera nei vigneti causata dall’oomicete Plasmopara viticola (Berk e Curt) Berl. et de Toni, il più devastante patogeno dell’uva in Nord America e in Europa. L’inquinamento da rame dei terreni agricoli e delle acque superficiali, dove arriva per drenaggio dei terreni trattati col pesticida o ancora da scarichi industriali, sta destando preoccupazione soprattutto nei paesi in via di sviluppo dove ne viene fatto un uso eccessivo, non regolamentato. E se da un lato è un metallo indispensabile per alcuni meccanismi biologici delle piante- gioca infatti un ruolo chiave nella fotosintesi e nella sintesi delle proteine – dall’altro però non ne va sottovaluta la tossicità. Si deposita infatti nei primi strati del terreno, influenzando negativamente la vita microbica e lo sviluppo di batteri, alghe, funghi e lombrichi. dal terreno, può raggiungere e inquinare le falde acquifere, determinando gravissimi rischi ambientali ed ecotossicologici su un ampio spettro di organismi e microrganismi.
Il rame si trova in natura in tutte le acque del mondo e, se alti livelli di concentrazione possono essere dannosi per gli esseri umani e l’ambiente, il rame è un micronutriente essenziale per la vita e una certa quantità è fondamentale per il benessere degli animali, incluso gli esseri umani. Il rame può divenire altamente tossico in elevate concentrazioni, per esempio influenzando negativamente il consumo di ossigeno e interferendo negativamente con il trasporto e/o il metabolismo del ferro. La sua sostituzione come fungicida è una priorità dichiarata nella legislazione biologica della Comunità Europea (UE, Reg. 473/2002), ma non sono ancora state trovate alternative (CE,2014).
L’azadiractina (C35H44O16) è un bio-insetticida, ottenuto dai semi e dalle foglie dell’albero neem indiano Azadirachta indica Juss(Meliaceae). Ha un ampio spettro di azione – viene utilizzato per tenere sotto controllo l’invasione in frutteti di afidi, insetti e nematodi. L’azadiractina è molto efficace contro l’afide grigio del melo, l’afide del pero e il tripide americano. L’azadiractina agisce con diversi meccanismi, da un lato funge da repellente e dall’altro arresta lo sviluppo del parassita che si trova a perire nel suo stato larvale senza poter concludere il suo ciclo biologico (quindi, senza potersi riprodurre).Diversamente dai pesticidi a base di rame, l’azadiractina soddisfa molti dei criteri di un insetticida “sostenibile, ecologico”: ha una tossicità molto bassa per i mammiferi, è biodegradabile (si degrada entro 100 h quando esposto alla luce e acqua) anche se è stato recentemente stimato che il tempo necessario per dissipare il 90% del residuo di azadiractina in un mesocosmo d’acqua sia di 66 giorni. ***
I riferimenti dello studio
Bernabò P., Gaglio M., Bellamoli F., Viero G., Lencioni V., 2017 – DNA damage and translational response rule the detoxification from copper exposure in a wild population of Chironomus riparius. Chemosphere, 173: 235–244.
Lencioni V., Grazioli, V., Rossaro B., Bernabò P., 2016 – Gene expression profiling of responses induced by pesticides employed in organic agriculture in a wild population of the midge Chironomus riparius. Science of the Total Environment, 557–558: 183–191.