Terremoto: muro pericolante mai messo in sicurezza blocca un’azienda e tre famiglie

Un solo muro pericolante, che non è stato messo subito in sicurezza, sta tenendo in scacco un’azienda, costringendo tre famiglie a vivere in un albergo della costa a spese della collettivita’. Accade ad Acquasanta Terme (Ascoli Piceno), uno dei centri piu’ colpiti dai terremoti che si sono succeduti dal 24 agosto, passando per il 26 e 30 ottobre, fino al 18 gennaio scorso quando alle scosse si e’ aggiunta l’incredibile nevicata che ha prodotto i danni che hanno reso inagibile lo stabilimento dell’azienda Riti a Santa Maria di Acquasanta, ditta che trasforma e commercializza i prodotti tipici dei Sibillini, funghi e tartufi in primis.

“Dopo il 18 gennaio ho inviato la scheda, ma a parte alcuni sopralluoghi quel muro e’ ancora li’, pericolante – racconta il titolare Francesco Riti -. Il Comune di Acquasanta dice di non avere notizie dal Ccr, ma intanto mette, giustamente, a posto i suoi uffici per salvaguardare l’incolumita’ dei dipendenti: ma al mio stabilimento e ai miei dipendenti non ci pensa nessuno?”. La soluzione secondo l’imprenditore acquasantano alla fine e’ semplice. “Le nostre abitazioni sono integre, la loro inagibilita’ e’ solo indotta; sta a posto anche una meta’ del capannone. Se qualcuno venisse a mettere in sicurezza il muro in questione potremmo riprendere la produzione nell’altra meta’ del capannone e, soprattutto, tre famiglie, sette persone, potrebbero tornare finalmente a casa”.

Sarebbe per di piu’ un risparmio di soldi pubblici visto che tenerle in albergo e’ gia’ costato allo Stato diverse migliaia di euro. Francesco Riti e’ stato responsabile del Campo Rio ad Acquasanta dopo il Terremoto del 24 agosto, scelto dal Comune per la sua esperienza simile nel Terremoto dell’Aquila. In occasione della grande nevicata di gennaio ha portato soccorso alle tante persone isolate. Ora sta partecipando con il suo drone ad uno studio dei geologi della Regione Marche sulle frane prodotte sui Sibillini dai terremoti e dalla neve. “Ho fatto e faccio tutto per il mio territorio e per la mia gente. Quello che vorrei far capire e’ che si parla tanto di non far morire il territorio terremotato mantenendo la presenza di famiglie e di aziende e invece nel nostro caso si sta facendo il contrario, ci tengono lontani. Ma – conclude – quanto ci vuole a mettere in sicurezza un misero muro?”.