Il filosofo statunitense Hubert Dreyfus, uno dei maggiori interpreti della tradizione fenomenologico-ermeneutica negli Usa e uno dei più radicali oppositori alle pretese dell’intelligenza artificiale, è morto nella sua casa di Berkeley, in seguito ad un tumore, all’età di 87 anni. L’annuncio della scomparsa è stato dato dall’Università della California a Berkeley di cui era professore emerito di filosofia. Dreyfus ha insegnato al Mit di Boston (1960-68) e dal 1968, per più di quarant’anni nell’Università della California a Berkeley. Si è occupato in special modo di Martin Heidegger, Michel Foucault, Maurice Merleau-Ponty e Soren Kierkegaard, ermeneutica (con il tentativo di unione con l’esistenzialismo) e dei problemi filosofici legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Tra i suoi libri tradotti in italiano figurano “La ricerca di Michel Foucault” (Ponte alle Grazie, 1989) e “Ogni cosa risplende. I classici e il senso dell’esistenza” (Einaudi, 2012, con Sean Dorrance Kelly). Dreyfus si è segnalato soprattutto per le sue radicali obiezioni alla concezione computazionale della mente e delle funzioni cognitive umane, impegnandosi in una lunga e articolata polemica contro le eccessive pretese del programma dell’intelligenza artificiale e della scienza cognitiva in genere. Il suo scetticismo pionieristico si è manifestato con il saggio “Che cosa non possono fare i computer. I limiti dell’intelligenza artificiale” apparso in prima edizione nehli Usa nel 1972 (in italiano è stato pubblicato da Armando Editore nel 1988). Secondo Dreyfus, che in ciò riprende temi di derivazione del pensiero di Wittgenstein, Husserl e Heidegger, l’esperienza umana è costitutivamente radicata sia nella corporeità, sia in contesti culturali che sono alla base di pratiche, conoscenze implicite, attività cognitive e di comprensione, le cui caratteristiche non possono essere riprodotte in modo algoritmico e formalizzato da alcun programma per calcolatore. Prima di diventare professore di filosofia all’Università di Berkeley in Californía, Dreyfus ha insegnato per otto anni al Massachusetts Institute of Technology, tempio degli studi sull’intelligenza artíficiale. Fu al Mit di Boston che Dreyfus, entrando in contatto con i padri dell’intelligenza artificiale come Allen Newell e Herbert A. Simon, elaborò la convinzione che l’esperienza umana è acquisita attraverso conoscenze implicite e di comprensione e non può essere riprodotta da macchine e computer.
