Dopo le ben note celiachia e allergia al frumento, una nuova entità è stata aggiunta al novero delle patologie legate al glutine: la sensibilità al glutine non celiaca, nota come non celiac gluten sensitivity che, secondo la definizione di Oslo dl 2012, si ha quando l’ingestione di glutine porta ad alterazioni morfologiche o fisiologiche in assenza degli anticorpi tipici della celiachia e dell’atrofia dei villi intestinali.
SINTOMI: Tra i sintomi: disturbi gastrointestinali quali flatulenza, dolori addominali, diarrea e/o costipazione, dolori localizzati nella parte alta dell’addome, nausea, reflusso gastroesofageo, stomatite aftosa, bruciore di stomaco e/o vomito, glossite. A questi si aggiungono senso di malessere, stanchezza, emicrania, senso di oppressione, disorientamento, intorpidimento degli arti superiori o inferiori, dolori articolari e muscolari paragonabili a quelli della fibromialgia, dermatite, eczema, depressione ecc.

Una volta escluse alte patologie, è proposta una dieta priva di glutine, in genere per 3 settimane, per poi reintrodurre il glutine, verificando la ricomparsa della sintomatologia. Tra i cibi permessi: verdura, frutta, legumi, pesce, carne, uova, latte e derivati, cereali e simili privi di glutine (riso, mais, grano saraceno, amaranto, quinoa), mentre sono vietati i cereali contenenti, per l’appunto, glutine quali: frumento, segale, orzo ecc.
