Vino: il biologico allunga il passo, la Lombardia triplica i vigneti

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Il bino biologico allunga il passo. In Lombardia – secondo un’analisi della Coldiretti regionale in occasione di Vinitaly 2017 – le superfici dedicate ai vigneti ‘organic’ sono salite a 2.570 ettari, quasi tre volte in più rispetto a quelle di dieci anni fa, con un’incidenza del 15% sul totale delle aree dedicate alle produzioni di alta qualità Docg, Doc e Igt. “Il settore del vino in Lombardia – spiega Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia – coinvolge oltre tremila imprese e più di novemila addetti, ai quali vanno aggiunti quelli che lavorano nell’indotto e gli stagionali. Però il VINO lombardo, con i suoi 150 milioni di bottiglie, non ha solo una dimensione economica, ma ha anche un valore culturale di legame con i territori, le tradizioni, le famiglie, l’arte e la storia”. Per quanto riguarda la mappa dei vigneti bio o in conversione al bio il 61% è concentrato in provincia di Brescia con 1.581 ettari, il 32% in provincia di Pavia con 829 ettari e il resto fra Bergamo (71 ettari), Mantova (43 ettari), Sondrio (26 ettari), Lecco (11 ettari) e Milano (10 ettari).A La Valletta Brianza, in provincia di Lecco, Claudia Crippa, 41 anni, da oltre 20 coltiva 11 ettari a vigneto bio. “Siamo in una zona di grande pregio naturalistico e ci sembrava giusto, da sempre, procedere in questo modo. Produciamo sia bianchi che rossi, fermi, dal riesling al Merlot, per un totale di 45mila bottiglie. Il 10% circa lo esportiamo negli Stati Uniti e in Belgio, poi vendiamo anche in agriturismo e, per la maggior parte, nelle enoteche”. Enrico Cordini, titolare dell’omonima azienda vitivinicola di Zenevredo, sulle colline dell’Oltrepò Pavese, spiega: “Abbiamo iniziato qualche anno fa a seguire il metodo di coltivazione biologico e da due anni siamo certificati. Oggi coltiviamo 5 ettari di vigneto bio, producendo circa 10mila bottiglie all’anno di Pinot Nero vinificato in bianco e di Bonarda”. E’ un settore “che richiede tanti sacrifici e grande attenzione, ma a cui rispondono bene sia il mercato italiano sia quello estero. La nostra è una piccola azienda famigliare, all’export stiamo iniziando ad affacciarci ora. Fondamentale è la qualità del prodotto: quando c’è quella, il biologico diventa qualcosa in più, che ti permette di valorizzare ancora meglio le tue etichette”. Mimma Vignoli, titolare con la suocera Amedea dell’azienda agricola Corte Pagliare Verdieri di Commessaggio (Mantova), coltiva vigneti bio dal 2000, puntando per il 90% sull’antica varietà di Lambrusco viadanese, mentre il resto è Ancellotta, Salamino e Sorbara. Dal 10 al 15% dei 170 ettolitri prodotto viene destinato all’esportazione, soprattutto in Giappone e negli Stati Uniti. “Nei prossimi giorni – spiega Mimma Vignoli – partirà un carico per New York. Avremmo molte più richieste e per questo abbiamo da poco aumentato la superficie a vigneto, arrivando a 4 ettari e mezzo”. E che il bio sia in crescita – spiega Coldiretti – lo dimostra anche il fatto che l’agricoltura italiana sia diventata la più green d’Europa: il nostro Paese conta 49.070 imprese biologiche, in aumento del 12% rispetto all’anno precedente, con la superficie coltivata superiore al milione di ettari. Le aziende bio italiane – conclude la Coldiretti – sono il 17% di quelle europee, al secondo posto la Spagna (30.462 imprese, 12% dell’Ue) e la Polonia (25.944, 10% di quelle europee). Il 62% degli italiani è disposto a pagare di più un alimento bio, il 65% per uno che garantisce l’assenza di Ogm. (AdnKronos)