Giro d’Italia 2017, Alberobello: le origini storiche e cosa visitare [GALLERY]

Alberobello è un comune in provincia di Bari,riconosciuto in tutto il mondo per via dei suoi caratteristici Trulli, divenuti Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco. La cittadina, adagiata sulle Murge del Sud/Est tra profumi e acri sapori, in un territorio caratterizzato dalla presenza di doline (cavità a imbuto, tipiche dei terreni carsici), vede il suggestivo alternarsi della vegetazione spontanea, traccia delle antiche foreste, a oliveti, mandorleti e vigneti. Un po di storia. La fondazione di Alberobello si fa risalire al XV secolo ad opera degli Acquaviva-d’Aragona, conti di Conversano, ma la vera realizzazione urbanistica è datata a partire dal 1635, ad opera del conte Giangirolamo II d’Acquaviva Orsini Del Balzo d’Aragona. Il nome di questa singolare cittafina deriva da Sylva Arboris Belli (Selva dell’Albero della Guerra), un querceto che, in antichità, ricopriva l’intero territorio. Sotto il dominio degli Acquaviva, questo piccolo feudo cominciò a popolarsi di contadini che resero la selva fertile. I Conti autorizzarono i coloni a costruire le abitazioni a secco, in modo da poter essere distrutte in caso di controlo regio poiché la nascita di un agglomerato urbano imponeva il pagamento di una tassa. Nel 1797 alcuni alberobellesi decisero di porre fine a quella situazione di precarietà, recandosi a Taranto per chiedere l’aiuto al re Ferdinando IV di Borbone che, prendendo a cuore la loro richiesta, il 27 maggio 1797 emanò un decreto secondo il quale il piccolo villaggio venne dichiarato libero. E’ all’incirca al XVI secolo, pochi anni dopo la fondazione del paesino, che si fa risalire la rivalità tra Alberobello e il vicino Locorotondo. Quando i primi abitanti di Alberobello si stabilirono nella Selva di Fasano, si guadagnarono il nome di Selvesi da parte degli abitanti di Locorotondo chee, con tale denominazione non indicavano solo le origini nella selva ma anche l’ignoranza dei contadini che ci abitavano. I Selvesi, a loro volta, iniziarono a chiamarli palumb, colombi, anche se non si conoscono le motivazioni. Alberobello, il paese dei Trulli, vanta numerose attrattive. In primis, i Trulli, costruiti secondo moduli abitativi arcaici. L’abitazione, con pianta circolare, che si eleva in altezza, si conclude con un tetto conico (pseudo-cupola). La loro caratteristica principale è l’essenzialità in quanto sono stati concepiti con un solo piano, di 1 o più vani, sviluppati attorno a quello centrale. Non può mancare una visita al Terrazzino Belvedere o Belvedere Santa Lucia, così chiamato per l’omonima chiesa barocca che sorge nella piazzetta da cui si può ammirare il panorama sul centro storico. Da non perdere il Rione Aia Piccola, dove un tempo si svolgeva la battuta del grano, con trulli alcuni dei quali ancora abitati, il Museo dell’olio, il Museo dell’artigianato dei vecchi e dei nuovi mestieri. Ed ancora, Casa d’Amore, Trullo Sovrano, la Chiesa dei Santi Medici Cosma e Damiano, la Chiesa-Trullo di Sant’Antonio. Nel Rione Monti, dove si concentrano le attività commerciali e artigiane, Trullo Siamese.