Pazienti irreversibilmente invalidati da un ictus riescono a ricominciare a muovere un po’ la mano paralizzata usando aree del cervello non danneggiate e un’interfaccia che legge e amplifica i segnali nervosi e li traduce in movimenti, contrazioni muscolari. Sono i primi risultati di una sperimentazione coordinata da Eric Leuthardt della Washington University a St Louis resi noti sulla rivista Stroke. Dopo un ictus alcune funzioni motorie riprendono nelle settimane successive all’evento, ma spesso la malattia lascia segni indelebili, con paralisi parziale o completa di un arto. Gli esperti hanno pensato proprio a questo tipo di pazienti che non mostrano capacita’ di recupero a sei mesi dall’ictus, nonostante abbiano preso parte a programmi riabilitativi ad hoc.
Hanno chiesto a un piccolo gruppo di questi pazienti di indossare ”Ipsihand” che consiste in una specie di caschetto di elettrodi sul capo (che capta e invia a un pc i segnali neurali di aree funzionanti del cervello del paziente) e una specie di esoscheletro che si indossa sulla mano paralizzata. Il paziente viene addestrato al controllo della mano da parte di aree del cervello non toccate dall’ictus e quindi funzionanti; i segnali nervosi deboli di questa ”intenzione” di movimento vengono amplificati dall’interfaccia tramite il pc e trasmessi alla ”benda hi-tech” indossata sulla mano che li traduce in contrazioni muscolari e quindi genera movimenti di apertura e chiusura della mano stessa. Il prossimo passo sara’ rendere piu’ facile la fase di ”addestramento” mentale per il controllo del movimento e anche rendere piu’ confortevole indossare Ipsihand per evitare che i pazienti si scoraggino e interrompano gli esercizi di training.
