“Prolungare le cure non farebbe altro che accentuare le sofferenze e ritardare il momento del decesso. Questo è un modo per rispettare la dignità della persona”. Così il pediatra Italo Farnetani, ordinario alla Libera Università Ludes di Malta, parlando con l’AdnKronos Salute commenta la vicenda del piccolo Charlie, il bimbo di 10 mesi colpito da una malattia rara gravissima, per il quale la Corte europea per i diritti dell’uomo ha disposto il via libera alla sospensione dei trattamenti. Per l’esperto “una qualità della vita non soddisfacente non è una giustificazione per interrompere i trattamenti e lasciare morire un soggetto”, ma “quando le cure non farebbero altro che prolungare le sofferenze del paziente senza dargli possibilità di avere una sopravvivenza – precisa – si pone la necessità di interrompere le cure perché altrimenti si tratta di accanimento terapeutico”. “Capisco il coinvolgimento emotivo dei genitori che rifiutano di gettare la spugna – aggiunge Farnetani – però dal punto di vista della scienza è giusta la sentenza della Corte di Strasburgo, proprio perché in questo caso la sopravvivenza sarebbe caratterizzata da grandi sofferenze senza una possibilità di guarigione”.
Charlie Gard, il pediatra: “prolungare le cure sarebbe un accanimento terapeutico”

LaPresse/PA