I rapporti sessuali non protetti causa dell’86% delle infezioni, i contagi per trasmissione endovenosa sono oggi inferiori al 4%. Per le nuove diagnosi, prevalgono in quelli nella fascia d’età tra i 30 e i 50 anni, ma l’incidenza è più elevata in coloro che hanno tra i 25 e i 29 anni. Se ne parla alla nona edizione di Icar (Italian Conference on aids and Antiviral Research) si tiene da oggi al 14 giugno 2017 a Siena. “Nessuno può sentirsi al riparo, sia il giovane ventenne che ha avuto rapporti sessuali con uomini che uomini e donne oltre i 50 anni con rapporti eterosessuali a rischio“, dichiara Andrea Antinori, coordinatore di Icar, Direttore UOC Immunodeficienze virali, Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, IRCCS, Roma. La popolazione italiana con hiv, che conta circa 130mila persone viventi, tende ad aumentare ogni anno. Poco meno di 4mila le nuove diagnosi, per un contagio ogni due ore. Una notizia buona c’è: ci si ammala e si muore molto meno. Il rischio di ammalarsi di aids in chi attua una terapia precoce è, secondo gli ultimi dati, meno del 2%. Purtroppo più del 50% dei casi scopre di avere la malattia in una fase avanzata. Ma c’è anche un 15% di popolazione che non sa di averlo. E di questi almeno un terzo è già in una fase avanzata di malattia.Il congresso che si apre oggi, presieduto dai professori Maurizio Zazzi (Siena), Andrea Antinori (Roma) e Andrea De Luca (Siena), si svolgerà presso l’Università degli Studi di Siena – Centro Didattico del Policlinico S. Maria alle Scotte. Partecipano 800 specialisti tra medici e ricercatori di vari settori coinvolti nell’assistenza e cura dell’infezione da hiv e volontari delle associazioni impegnate nella lotta contro l’aids.L’obiettivo, in continuità con le passate edizioni, è presentare e discutere le novità in tema di ricerca, prevenzione, diagnosi e cura delle infezioni da hiv e da virus dell’epatite B e C. ICAR (Italian Conference on Antiviral Research) è organizzata sotto l’egida della SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali e con il patrocinio di tutte le maggiori società scientifiche di area infettivologica e virologica. Il sesso non protetto è causa dell’86% delle infezioni, mentre ormai i contagi per trasmissione endovenosa sono inferiori al 4%. Per quanto riguarda le nuove diagnosi, prevalgono quelli nella fascia d’età tra i 30 e i 50 anni, seppur l’incidenza sia maggiore in quelli con la decade precedente. Non esiste, invece, una sostanziale differenza, in termini di numero di nuove diagnosi, tra chi ha acquisito l’infezione attraverso rapporti eterosessuali (45%) e tra gli uomini che hanno avuto rapporti sessuali con uomini (41%). Numericamente i primi sono di più, seppure l’incidenza sia più alta tra i secondi.La terapia funziona, la mortalità si è ridotta drasticamente (negli USA, 2.1 per 100.000 abitanti) e continua a diminuire negli ultimi anni, anche se la sopravvivenza di una persona con hiv oggi non è ancora comparabile a quella di una persona sieronegativa di pari età e fattori di rischio. Con la terapia precoce ci si ammala di AIDS raramente (meno del 2%), ma dall’HIV non si guarisce. Con il virus ci si convive, ma le ripercussioni saranno comunque rilevanti sia da un punto di vista fisico, che da un punto dei rischi correlati a patologie concomitanti.Tra gli effetti collaterali della terapia, i principali sono di tipo gastrointestinale (nausea, diarrea) o neuropsicologico (disturbi del sonno, ansia). Possono anche verificarsi problematiche di carattere metabolico (aumento dei lipidi nel sangue), eruzioni cutanee, alterazioni renali, osteoporosi. Possono anche esserci disturbi aspecifici, non collegati direttamente alla malattia.
