Non accenna a placarsi l’intensa ondata di calore che ormai da una settimana attanaglia gran parte del Portogallo e della Spagna, facendo schizzare i termometri oltre la soglia dei +40°C +42°C, ma con picchi capaci di raggiungere i +44°C +45°C all’ombra. Parliamo di valore veramente eccezionali per il mese di giugno, ancora di più per la seconda decade di quest’ultimo. Quando un’ondata di calore di queste dimensioni diventa persistente per svariati giorni i danni sono davvero ingenti, sia per la salute umana che per l’ambiente. E purtroppo questo è quello che sta avvenendo in questi giorni proprio fra il Portogallo e il sud della Spagna, dove il gran caldo e il clima insolitamente secco sta favorendo le condizioni ideali per lo sviluppo di devastanti incendi che stanno bruciando decine di ettari di bosco. Sono davvero impressionanti che ci giungono da Pedrogao Grande, nel distretto di Leiria, dove nella tarda serata è divampato un grosso incendio che alimentato dal vento si è in poco tempo ingrandito, raggiungendo dimensioni gigantesche, tanto da arrivare a lambire aree abitate e ad uccidere almeno una cinquantina di persone.

Difatti nella stessa zona durante le ore serali si era assistito allo sviluppo di temporali di calore, che prendevano forma in prossimità dei monti, caratterizzati da una consistente attività elettrica (molti fulmini “nube-suolo”) ma da scarse precipitazioni. Un classico dei temporali secchi di origine “termoconvettiva” in piena ondata di calore (aria molto calda di tipo sub-tropicale continentale) che nelle ore serali si sviluppano sulle aree più interne, a seguito dell’intenso riscaldamento diurno. Ma avendo poca umidità a disposizione, visto l’origine desertica della massa d’aria in questione, essi causeranno scarse o nulle precipitazioni. I “temporali secchi”, cosi come vengono definiti, sono veramente molto rari nelle nostre zone.
Negli ultimi anni ne abbiamo osservati diversi, in modo particolare sulle regioni meridionali e sui rilievi interni di Sardegna e Sicilia al termine di intense ondate di calore. Generalmente questo tipo di temporali che si sviluppano all’interno di un’ambiente molto secco, quindi con cumulonembi che presentano generalmente una base piuttosto alta sopra i 2000 metri, possono portare delle precipitazioni, sebbene scarse, solo nella fase di massima intensità in cui convivono i forti flussi di “updraft” e “downdraft”. Il motivo è comunque da ricercare nell’aria eventualmente secca sottostante. In condizioni normali evapora il 40-50% della potenzialità precipitativa del cumulonembo, e se l’aria sottostante è molto secca arriveremo a percentuali prossime all’80-90%, specie in presenza di aria molto calda, con elevati valori prossimi ai +40°C.
Inoltre le particelle di precipitazione in discesa entrano in uno strato di nube (quello sottostante) in cui entra aria secca anche dall’ambiente circostante (questo perchè la corrente ascensionale aumenta d’intensità salendo di quota, creando quindi un risucchio laterale denominato “entrainement”), per cui l’evaporazione comincia già prima che le particelle in caduta si stacchino dalla base. Alcuni di questi fulmini cadendo su un’area boschiva ormai secca hanno innescato i roghi che nel giro di poche ore si sono trasformati in un autentico inferno di fuoco. L’aria “rovente”, da giorni accumulata nei bassi strati, ha poi fatto il resto, contribuendo ad alimentare a più riprese il vasto incendio.
Promontorio anticiclonico africano sulla Spagna che continuerà ad essere rinvigorito, poco più ad ovest, dalla presenza di un’ampia saccatura che dal tratto di oceano poco ad ovest dell’Islanda scivola verso le Azzorre, in pieno Atlantico.
