Microrobot in medicina: sono il futuro, ma servono più controlli

I microrobot potrebbero aprire le porte ad un’era di terapie non invasive nel giro di dieci anni, ma serve uno sforzo congiunto. Per poter entrare nei test clinici, devono superare ancora due grandi ostacoli: i ricercatori devono essere in grado di localizzarli e controllarli all’interno del corpo, e devono essere biocompatibili e facilmente rimovibili. Raggiungere entrambi gli obiettivi permettera’ tutta una serie di altri miglioramenti, come affermano due ricercatori dell’Istituto Leibniz di Dresda, sulle pagine della rivista Nature. I microrobot sono minuscoli dispositivi grandi quanto una cellula, che possono essere inviati nel corpo per diagnosticare disturbi, portare farmaci o effettuare piccole operazioni chirurgiche. Finora, la maggior parte degli esperimenti sono stati fatti in provette, in condizioni molto diverse da quelle che si trovano nel corpo umano.

Mariana Medina-Sanchez e Oliver G. Schmidt affermano che bisogna ancora provare che i materiali che compongono i microrobot sono biocompatibili o biodegradabili. Inoltre, prima di poterli testare in un organismo vivo, bisogna capire come rimuoverli o fermarli. Uno degli aspetti fondamentali e’ localizzare il dispositivo nel corpo. Le tecniche attualmente disponibili, come radiologia, ultrasuoni e risonanza magnetica, sono troppo rozze, poco sensibili e lente per poter trovare e seguire il microrobot. C’e’ bisogno di una nuova tecnica con un’alta capacita’ di risoluzione, precisa e veloce. Ci sono gia’ sviluppi promettenti: i ricercatori stanno manipolando luce, suoni e onde elettromagnetiche, per ridurre al minimo gi effetti che rendono le immagini sfocate. L’obiettivo e’ un microrobot che possa analizzare, diagnosticare e intervenire in modo autonomo, con una persona a monitorarlo e fermarlo in caso di malfunzionamento.