“Morire di caldo“, non è solo un modo di dire ma, con i cambiamenti climatici in atto, un’espressione da prendere alla lettera. Per ogni incremento delle temperature di 4°C, la mortalità aumenta del 20,3%. Negli ultimi anni i decessi per cause respiratorie sono aumentati del 35,6%, quelli per cause circolatorie del 25%, per bronco pneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) del 22,5%, per cause cerebrovascolari del 20,8% e per malattie ischemiche cardiache del 15,9%. Ad essere più a rischio sono soprattutto gli over 65: nella sola estate del 2015, a causa delle ondate di calore, i decessi fra gli over 65 in 21 città italiane sono stati 2.655: il 13% del totale dei morti registrati nei tre mesi estivi nella stessa fascia d’età. Sono le evidenze scientifiche dell’effetto serra presentate sul numero di luglio-agosto di ”Nuova Ecologia” dalle epidemiologhe del Servizio sanitario della Regione Lazio Paola Michelozzi e Francesca de’ Donato. Gli effetti più evidenti si osservano durante gli episodi di maggiore durata delle ondate di calore, oltre i 4-5 giorni, in cui si registrano incrementi della mortalità dalle due alle cinque volte più elevati rispetto ai giorni non a rischio. La frequenza e l’intensità di eventi estremi è destinata ad aumentare in futuro. Non a caso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene che gli attesi effetti sulla salute umana a causa del global warming sono fra i più rilevanti problemi sanitari da affrontare nei prossimi decenni. (AdnKronos)
