“L’anticiclone africano da giorni posizionato sulla nostra penisola è stato responsabile sia del gran caldo che del notevole grado di umidità dell’aria. Situazione che ha reso difficile il vivere quotidiano proprio a causa dell’afa. L’onda di calore si è concentrata più sul Portogallo e penisola Iberica. Qui si sono registrate temperature molto più elevate che sull’Italia“: lo spiega il Col. Paolo Ernani, meteorologo. “Se quell’intenso nucleo di calore si fosse portato su di noi, giugno avrebbe potuto battere il record del caldo spettante al 2003 che segnò appunto la temperatura di 25,60° gradi centigradi. Il mese appena scorso ha invece toccato il valore di 23,75° gradi cioè un valore più basso di – 1,85° e colloca comunque il mese al 2° posto tra i più caldi nella nostra graduatoria. Rispetto alla media pluriannuale (22,46° gradi) il mese segna un +1,29° di scarto. Al terzo posto troviamo il 2012 con 23,70°. Il giugno più freddo spetta al 2001 con 21,21° a cui segue il 2013 con 21,48° e al terzo il 2016 con 21,74°. Da evidenziare una curiosità: negli ultimi 6 anni (2012/2017) abbiamo avuto 2 mesi di giugno tra i più caldi (il 2017 e il 2012 ) e 2 mesi tra i più freddi (2013 e 2016). Tornando all’analisi del mese la città più calda è stata Perugia con una temperatura media mensile di 26,40° gradi seguita da Bologna con 25,30°. La località meno calda è stata Dobbiaco con una temperatura di 11,80°. Ancora un ultimo dato. La temperatura media di questi primi 6 mesi del 2017 (13,53°) risulta essere di circa un decimo di grado (- 0,089) più bassa rispetto all’analogo periodo dello scorso anno (13,62°). Ora tutti i dati qui sopra riportati sono la sintesi della temperatura media al suolo (altezza media delle stazioni 150 mt) su diverse significative località italiane. Non vengono prese in considerazioni quelle località meteo che hanno un’ altezza in metri (sul livello del mare) superiori alla stazione di Dobbiaco (1222 metri). Come segnalato poco sopra tutte le località determinano una media in altezza dal livello del mare di circa 150 metri, quindi abbastanza vicina al livello del mare, quasi al suolo ed esprimono una temperatura media è di 23,75°. Calcolando invece anche le località di montagna con altitudine superiore ai 1222 mt. di Dobbiaco le temperature scenderebbero moltissimo (sui 20°/21°). Nelle analisi invece diffuse dal NOAA e relativi alle temperature di giugno appare evidente una forte difformità con i nostri dati. Come mai? Non riusciamo a spiegarcelo. Per loro giugno segnerebbe valori di 5°/6° superiori alle nostre medie. Ma a quale media fanno riferimento? Non è chiaro. C’è qualcosa che non quadra. Lungi da noi mettere in discussione un ente di tale importanza ma a noi sembra che il NOAA (pro Global Warming e pro IPCC) abbia un atteggiamento non molto decifrabile ed orientato palesemente in una unica direzione: sostenere e favorire gli accordi di Parigi (su alcuni punti anche noi siamo favorevoli, lo abbiamo sempre espresso). Noi però ci chiediamo (e pure Giuliacci esprime perplessità) come può esserci una differenza così marcata, per quanto riguarda la temperatura di giugno, tra il nostro scarto calcolato in + 1,29° e quello calcolato da loro di circa +5°/6° gradi? Il nostro valore è calcolato facendo riferimento alla media plurimensile (1997/2016) di 22,46°, insomma la media degli ultimi 20 anni e di cui abbiamo memoria certa. Se sommassimo a questa nostra media gli scarti calcolati dal NOOA noi avremmo avuto un giugno (così caldo che più caldo non si può) infuocato con una temperatura media di 27°/28°se non superiore. Perciò – conclude Ernani – ci chiediamo perché sia i media ed anche certe istituzioni scientifiche accettino come un mantra tutte ciò che questo ente di ricerca diffonde? Non potrebbero fare riferimento anche ad altre fonti non allineate al NOOA e farsi così un’idea propria di come stanno effettivamente le cose?”
Giugno 2017, Ernani: sfiorato il record del caldo, ma “c’è una forte difformità con i dati del NOAA”
