Un team di scienziati statunitensi avrebbe trovato nella saliva degli indizi sul nostro passato: tracce di antichi umani che potrebbero aver contribuito al materiale genetico degli antenati degli attuali abitanti dell’Africa Sub-Sahariana. I risultati della ricerca pubblicata su ‘Molecular Biology and Evolution’ si aggiungono a un crescente numero di prove scientifiche a sostegno della teoria secondo cui l’incontro sessuale tra diverse specie umane arcaiche potrebbe non essere stato inusuale. Studi precedenti avevano già concluso che i ‘capostipite’ degli umani moderni in Asia e in Europa si incrociarono con altre specie primordiali di ‘homo’, tra cui i Neanderthal e i denisoviani. Il nuovo studio si concentra sugli antichi africani ed è tra le analisi genetiche più recenti che indicano che anche loro avevano incontri ‘intimi’ con altri ominidi. “Sembra che non sia l’eccezione, ma la norma“, osserva Omer Gokcumen, professore ordinario di scienze biologiche all’University at Buffalo College of Arts and Sciences. “La nostra ricerca ha ricostruito l’evoluzione di una importante proteina chiamata MUC7 che si trova nella saliva. Quando abbiamo esaminato la storia del gene che la codifica, abbiamo visto il segno di una ‘miscela’ arcaica nelle popolazioni africane Sub-Sahariane“.
Lo studio è stato condotto da Gokcumen e Stefan Ruhl, professore di biologia orale della Ub’s School of Dental Medicine, insieme ad altri colleghi. Il team ha esaminato il gene MUC7 in più di 2.500 genomi umani moderni ed ha rilevato che un gruppo di genomi dell’Africa sub-sahariana aveva una versione del gene che era estremamente diversa da quelle trovate in altri umani moderni. La variante sub-sahariana era così distintiva che i geni MUC7 dell’uomo di Neanderthal e di Denisova si avvicinavano di più a quelli di altri umani moderni rispetto a quanto non avvenisse nel confronto con i geni sub-sahariani. Data la velocità con cui i geni mutano nel corso dell’evoluzione, gli esperti hanno calcolato che gli antenati dei portatori della variante MUC7 sub-sahariana si sono incrociati con un’altra antica specie umana appena 150 mila anni fa, dopo che il percorso evolutivo delle due specie si è diviso circa 1,5-2 milioni di anni addietro. “Da ciò che sappiamo di MUC7 – osserva Ruhl – ha senso pensare che le persone con diverse versioni del gene possano avere diversi microbiomi orali“. Conoscere la storia della proteina MUC7 è importante, è il messaggio degli esperti. “Questa proteina è infatti pensata per migliorare la capacità della saliva di legarsi ai microbi, un compito importante che può aiutare a prevenire la malattia eliminando i batteri indesiderati o altri agenti patogeni dalla bocca“.
