“Mangiare placenta non serve a niente, nonostante ciò che dicono alcune modelle in calo di popolarità o alcune attrici che hanno perso il centro della ribalta“. Una pratica che “non ha nessuna utilità, non procura benefici e ha qualche rischio“. Lo ricorda Salvo Di Grazia, ginecologo dell’azienda sanitaria di Pieve di Soligo (Treviso), che ormai da anni cura “Medbunker, le scomode verità”. Un blog che vanta 5.000 visite al giorno e, a suon di documenti e testimonianze, analizza e fa a pezzi le pseudo-cure e i ‘guru’ che le propinano a chi ha bisogno d’aiuto. Di Grazia ricorda, sul suo blog, quello che è successo in America e demolisce la pratica della placentofagia. “Un’infezione grave ha causato il ricovero di un neonato per insufficienza respiratoria. Dopo varie indagini – ricorda il medico – si è scoperto che la mamma di quel bambino aveva assunto compresse di placenta, nuova frontiera dell’idiozia moderna, che però erano infettate da un batterio (streptococco) che le avevano causato un’infezione. Questa è stata poi contagiata al bambino che si è ammalato. Due ricoveri, uno in terapia intensiva, e due cicli di terapia antibiotica, lo hanno salvato. Il caso è descritto nel sito del Cdc“. Ma che cos’è la placenta e perché mangiarla? “La placenta è un ‘annesso’ fetale, una di quelle parti che circondano il feto per aiutarlo a crescere e che poi, dopo il parto, sono eliminate perché hanno smesso di svolgere il loro compito. Ha un aspetto spugnoso, è ricoperta da una membrana traslucida ed è piena di vasi sanguigni, fondamentali per svolgere il suo compito di ossigenazione del feto. L’aspetto non è invitante ma, chiaro, non esiste per essere vista o mangiata – precisa il medico – ma per lavorare e il suo lavoro lo svolge benissimo“. “In alcune culture la placenta ha avuto anche un ruolo sacro, come generatrice di vita – ricorda Di Grazia – e nel regno animale può rappresentare un’immediata fonte di proteine per una madre che ha appena partorito ed è sfinita per riuscire a procurarsi del cibo in breve tempo. Nell’uomo, ovviamente, la placenta non ha ruoli sacri né alimentari e nessuna cultura, nemmeno antica, ne descrive il consumo. Poi noi esseri umani, in Occidente, ci siamo annoiati delle comodità e cerchiamo sempre nuovi stimoli per motivare ogni nostro gesto. La placentofagia è probabilmente uno di questi, il ridurre a ‘rito magico’ un normalissimo momento della vita umana“. Perché “esistono persone che della placenta fanno un totem – riferisce il ginecologo – Qualcuno la seppellisce nel proprio giardino, altri la conservano per farci un ciondolo, altre ancora, le più estremiste, la mangiano. In alcune sette è previsto il consumo della placenta dopo il parto. Seppellire o conservare la placenta è una scelta personale, io non lo farei ma pazienza, ognuno faccia ciò che vuole, non si fa del male a nessuno. Al contrario, il consumo della placenta non ha alcuna utilità se non quella cerimoniale, quindi lascio ai sacerdoti o ai seguaci delle sette la spiegazione di questo atto inutile ma anche pericoloso. In genere si parla delle solite ‘energie’ e di misteriosi poteri magici ma, come sappiamo, nel campo dell’esoterismo è praticamente inutile cercare di capire, ognuno si inventa ciò che vuole. L’usanza di mangiare la placenta ha avuto una spinta dalle dichiarazioni di alcuni ‘vip’ (soprattutto attori statunitensi) che hanno dichiarato di aver mangiato la placenta o altri che hanno addirittura diffuso le foto mentre bevevano un frullato di placenta“. “Si sa però – avverte – che le mode sono pericolose e così, soprattutto in certi ambienti alternativi e annoiati della vita, si inizia a diffondere l’idea che mangiare placenta sia utile e salutare. La chiamano ‘placentofagia’, ovvero l’abitudine a mangiare placenta (non solo la propria…) e viene ‘venduta’ come una pratica utile, benefica, che ridurrebbe alcuni disturbi dopo il parto migliorando la ripresa. Chi la promuove mostra studi fatti su animali o teorie indimostrate ma c’è sempre un ostacolo a tutto, non scientifico ma pratico: il buon senso“. “Mangiare placenta non serve a niente, nonostante ciò che dicono alcune modelle in calo di popolarità o alcune attrici che hanno perso il centro della ribalta. Mangiare placenta è più o meno come mangiare una fetta di carne (un po’ più piena di vasi sanguigni) – assicura il medico – e non approfondisco per non urtare gli stomaci più deboli, ma esistono diverse aziende che offrono capsule di placenta, assaggini di placenta deidratata, dolci di placenta al cioccolato“. “Il fatto è che la placenta non ha particolari utilità nutritive e non contiene sostanze che non troviamo in altro modo – ribadisce il ginecologo – Il suo consumo è quindi totalmente ingiustificato e resta una semplice moda, oltre al fatto che è un ‘organo’, un pezzo di carne che può essere sporco, contaminato, infetto. Anche rischioso. La placenta può infatti essere colonizzata da vari microorganismi (già durante la gravidanza, poi durante il parto ma anche dopo), alcuni dei quali molto pericolosi (l’infezione degli annessi fetali è una grave complicanza della gestazione). La sua conservazione è complicata, e l’eventuale e sconsigliato consumo dovrebbe essere preceduto da attente procedure di pulizia e sterilizzazione, dalla cottura per esempio. Ma non è sempre così. Alcune donne – ricorda – consumano la placenta anche cruda e persino aziende che ne offrono versioni in capsule o tintura non rispettano le procedure basali di sicurezza“. Insomma, “ognuno faccia ciò che vuole, consapevole che una cosa del genere non ha nessuna utilità, non procura benefici e ha qualche rischio. E se proprio vi appassionate al consumo di placenta – conclude Di Grazia con un pizzico di ironia – almeno usate un libro di ricette“. (AdnKronos)
Salute: mangiare la placenta, i rischi della nuova moda
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