“Gli uragani, strutture meteorologiche che racchiudono forze devastanti, si generano preferibilmente su alcune aree oceaniche subtropicali. Sia gli uni che i cicloni sono catalogati con una scala (da 1 a 5) che gradua la loro potenza distruttiva in funzione della velocità dei venti. Queste configurazioni meteo – spiega il Col. Paolo Ernani, Meteorologo – nascono prevalentemente sulle sconfinate distese marine atlantiche, del Pacifico, dell’oceano Indiano e del mar del Giappone. Questi imponenti uragani quando giungono in prossimità della terra ferma e non solo, scaricano tutta la loro violenza causando danni alle cose e alle persone (Harvey insegna). Sono una calamità ovunque. Come fermare queste forze della natura? Come indebolirle, attenuarle? Trovare la soluzione non è facile. Tuttavia se ci mettessimo nelle condizione di ricreare la dinamica che da’ luogo alla genesi degli uragani forse potremmo venire a capo del problema. Come? Beh si potrebbe, per esempio, generare artificiosamente una zona di bassa pressione via via sempre più profonda sino a toccare valori di pressione quasi uguali a quelli rilevati in un uragano naturale preesistente, mettiamo per esempio, sull’Atlantico, là dove spesso nascono gli uragani che poi si dirigono sui Caraibi e sulle coste meridionali degli U.S.A.“
“Nella figura accanto potete osservare due grosse ed estese strutture cicloniche localizzate nei pressi dei Caraibi. Ora – prosegue il meteorologo – con un po’ di fantasia sforzatevi di considerare le due configurazioni cicloniche aventi pressappoco le stesse dimensioni (anche se non lo sono) e le stesse intensità, vale a dire avere venti turbolenti della stessa velocità, 250 km all’ora ed entrambe ruotanti a spirale in senso antiorario o ciclonico. Dei due cicloni, quello sulla destra considerate che sia stato generato artificialmente.
“Immaginate ora che la loro distanza diminuisca sempre di più, sino ad arrivare al punto di tangente tra la parte est del primo ciclone e la parte ovest del ciclone artificiale. In tale situazione accade che lungo la linea del punto di tangenza (o di contatto) si verrebbero a scontrare fortissimi venti (quelli del primo ciclone con venti di 250 km/h, direzione sud/nord, frecce rosse, e quelli dell’uragano artificiale con venti di 250 km /h, con direzione opposta nord/sud, frecce blu). Un impatto titanico tra due forze uguali e contrarie che potrebbero provocare un caos eolico con relativa sensibile forte attenuazione (se non il dissolvimento) dei due uragani antagonisti? Il problema però, in ultima analisi è: come riuscire a generare un ciclone artificiale?“