Il Sole continua a ‘scalpitare’ e oggi e’ avvenuta la seconda eruzione solare (i brillamento) più forte degli ultimi 11 anni. Come quella del 6 settembre scorso, l’eruzione appena registrata rientra nella categoria X, la piu’ alta delle cinque (A, B, C, M e X) nelle quali vengono classificati questi fenomeni. Lo ha reso noto Mauro Messerotti, dell’Osservatorio di Trieste dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e consigliere per il meteo spaziale della direzione scientifica dell’Inaf e dell’università di Trieste. “Questo nuovo brillamento – ha detto Messerotti – è cominciato alle 17,32, ha raggiungo il picco alle 18,06 ed e’ ancora in corso. Al momento ha provocato blackout radio di moderata intensità nelle regioni polari“. In corrispondenza dell’eruzione il Sole si sta comportando come un acceleratore di protoni, ma è ancora presto per dire se i protoni scagliati contro la Terra potranno provocate tempeste magnetiche di entità moderata. Quello che è certo è che si tratta di un’eruzione intensa e classificata come X 8,2, di poco inferiore a quella del 6 settembre (X 9,3). Fenomeni come questi sono considerati “fisiologici” dagli esperti nella fase in cui il Sole si trova vicino alla conclusione del suo ciclo di 11 anni.
Le tempeste solari: tutto quello che c’è da sapere
Il Sole è la nostra fonte di calore e di vita, ma periodicamente può essere causa di forti tempeste in grado di mettere in serio pericolo la nostra tecnologia. Nel corso del 2012 un ricercatore del Rutherford Appleton Laboratory, Mike Hapgood, avvertì l’umanità in merito alla necessità di prepararsi al meglio nell’eventualità che questo accada. Un’idea supportata dalla storia, dal momento che la nostra stella in passato ha scatenato tempeste molto più violente di quelle attuali. Ma al momento la nostra capacità di prevedere questi eventi è molto flebile. Anche se la Nasa ed altre organizzazioni stanno sviluppando sistemi sempre più accurati per prevedere l’arrivo di tempeste geomagnetiche, fino a poche ore o giorni prima che colpiscano la Terra, non è ancora possibile stabilire quanto potenti potrebbero essere questi eventi. Abbiamo necessità di comprendere meglio il rischio che potrebbe apportare una tempesta di questo genere e svilupparne le conoscenze adeguate in modo rapido. Le tempeste solari che fanno più paura sono le espulsioni di massa coronale, enormi nubi di plasma incandescente espulse nello spazio a 5 milioni di Km/h, o anche più. All’interazione con il nostro campo magnetico possono danneggiare i segnali GPS, le comunicazioni radio e le reti elettriche per giorni. Il mondo in passato è stato testimone di tali effetti.
I PRECEDENTI – Nel Marzo 1989, una CME causò un blackout in Quebec per ore, lasciando al freddo e al buio 5 milioni di canadesi. L’evento causò circa 2 miliardi di dollari di danni. Ma le espulsioni di massa coronale possono causare danni anche più gravi: un’enorme tempesta solare nel 1859, oggi nota come “Evento Carrington”, innescò incendi negli uffici telegrafici e aurore boreali sino all’equatore. 
COSA ACCADREBBE – Ma se accadesse nel prossimo futuro? Assisteremmo a diversi giorni di caos economico e sociale, mancanza di alimentazione di rete in molti paesi del mondo, la perdita diffusa di segnali GPS per la navigazione e la tempistica, il turbamento dei sistemi di comunicazione, arresto del traffico aereo, estesi blackout in tutto il mondo. E questi problemi potrebbero durare per lungo tempo. Negli ultimi tempi siamo diventati molto più dipendenti della tecnologia per sostenere la notra vita quotidiana. Usiamo l’elettricità per pompare acqua pulita alle nostre case e rimuovere liquami, utilizziamo i bancomat e le carte di credito per lo shopping di tutti i giorni, passiamo il nostro tempo in modo dipendente dall’elettricità. Nonostante un crescente senso di preoccupazione da parte degli scienziati, la nostra tecnologia resta vulnerabile ad una tempesta solare molto forte.
STRUMENTI OBSOLETI – Tanto per cominciare, la nostra capacità di previsione, nonostante i miglioramenti degli ultimi tempi, è ancora carente. Il centro di previsione di meteorologia spaziale degli Stati uniti può fornire attualmente avvisi di forti tempeste geomagneticche da 10 a 60 minuti di anticipo con circa il 50% di precisione. Davvero molto poco per adottare una seria protezione. La maggior parte degli scienziati si attiene alle osservazioni fatte dai veicoli spaziali un pò obsoleti, che in caso di tempeste molto violente, potrebbero anche perdere i contatti con la Terra. Abbiamo bisogno di sostituire quei veicoli spaziali e i loro strumenti in modo che siano ottimizzati per il monitoraggio, al fine di estrarre i dati più critici e trasmetterli alla Terra il prima possibile.
