La pratica di dare un nome agli uragani serve ad aiutare la loro rapida identificazione, soprattutto nei messaggi di avvertimento, così si legge sul sito della WMO (World Meteorological Organization), organizzazione intergovernativa che si occupa di meteorologia. I nomi seguono un rigoroso ordine alfabetico, scelti da 6 elenchi prestabiliti; ciascuno di questi ultimi contenente 21 nomi, uno per ogni lettera, dalla A alla W. Sei sono gli elenchi, utilizzati a rotazione. L’elenco usato quest’anno era già stato impiegato nel 2011 e sarà utilizzato nel 2023. Ciò avviene dal 1953 in quanto prima di allora gli uragani erano abbinati a numeri o lettere o a pochi nomi che però si ripetevano spesso, creando confusione.

Dal 1953 vennero impiegati nomi propri, inizialmente solo femminili, ma sull’onda delle pressioni femministe, la regola è cambiata ancora una volta. Dal 1979 i nomi che di anno in anno sono assegnati rispettano l’alternanza del genere. Le sei liste possono cambiare. Quando un uragano è talmente devastante da entrare nei libri di storia, il suo nome viene cancellato dalle liste, in modo che resti “unico” associabile a quel disastro. Nell’elenco, difatti, non è più presente Irene che nel 2011 aveva provocato 56 morti nel suo viaggio tra Caraibi e East Coast; né Sandy, né Katrina. Che ne sarà di Irma, invece? Un gruppo di ambientalisti, provocatoriamente, ha indetto una raccolta firme per cambiare il nome in Ivanka, come la figlia di Trump, presa di mira per non aver portato avanti l’impegno di sensibilizzare il Presidente sulle questioni ambientali e sul cambiamento climatico.