Da quanto emerso da uno Studio pubblicato sulla rivista Nature Ecology & Evolution dai ricercatori statunitensi dell’Universita’ della California di Santa Barbara e della National Oceanic and Atmospheric Administration di Honoluludedicare dedicare all’acquacoltura lo 0,015% del territorio oceanico sarebbe uno sforzo che se fatto da tutti i Paesi bagnati dall’oceano potrebbe essere sufficiente a soddisfare la richiesta di pesce e quindi di proteine, della popolazione mondiale garantendo 15 miliardi di tonnellate di pesce. Secondo lo Studio, l’acquacoltura in acque aperte potrebbe avere dei risvolti positivi anche per quanto riguarda uno sviluppo marino sostenibile e non utilizzerebbe troppe risorse naturali, distruggendo gli habitat, accusa fino ad ora fatta alla maggior parte dell’acquacoltura che oggi avviene su terreni con acque dolci e marine sotto costa.
