Siamo in provincia di Cosenza, nell’Alto Ionio Cosentino. E’ qui che sorge Roseto Capo Spulico, uno dei borghi più belli d’Italia, costituito da circa 1900 abitanti. Esso, che gode di un’invidiabile posizione proprio su quel tratto di Ionio chiaamto Costa degli Achei in onore dei quelle popolazioni greghe che, arrivando dal mare, scelsero quei luoghi incantati come ptrai, deve il suo nome alla coltivazione intensiva delle rose, praticata dagli antichi coloni greci. Il clima mite invernale, infatti, consentiva alle piante di fiorire anche in inverno ed i loro petali profumati venivano usati per imbottire i materassi dai Sibariti, amanti di ogni lusso eccessivo. Un po di storia. Fondato come una delle città satellite di Sibari, ai tempi della Magna Grecia, nacque, nella sua forma odierna, nel X secolo d.C., quando venne costruito il Castrum Roseto, dal principe Roberto il Guiscardo. Fino a fine 400 possedimento dei Carafa, poi assegnato ai Guarragna che dominarono sul paese fino alla prima metà del 700, fu, in seguito, interessato dalle dominazioni di Francesi, Borbonim, fino all’annessione al Regno d’italia insieme al resto della regione. Questo borgo non è solo mare, dunque. Racchiuso nella cinta muraria, offre un centro storico dal fascino disarmante, con preziose bellezze storico/architettoniche e incantevoli vedute panoramiche. Da non perdere la Chiesa Madre, il Palazzo Baronale, la Chiesetta del’Immacolata Concezione, detta di Santo Totaro, il Museo della civiltà contadina, la miracolosa Fontana di San Vitale da cui, da oltre 1000 anni, sgorga acqua sorgiva. Altro punto molto caratteristico è il Vico degli Innamorati, il più stretto d’Europa in cui, nel corso dei secoli, tanti innamorati riuscivano a incontrarsi per scambiarsi quel famoso bacio rubato. Il simbolo del borgo è il Castrum Petrae Roseti, risalente al periodo normanno, che Federico II requisì ai Templari (Castello era un tempio dell’Ordine) per punirli del loro tradimenro durante la VI Crociata. Si tratta di uno dei numerosi avamposti che l’imperatore volle a presidio del suo territorio, talmente caro a quest’ultimo che nel testamento volle lasciarlo ai suoi figli legittimi mentre tutto il territorio di Rosrto andò a Manfredi, suo figlio naturale. Il castello rappresenta appieno l’architettura federiciana ma, tra pietre e cortili, spiccano stemmi alchemico-templari come la Rosa e i Gigli. Alcuni studi sostengono che al suo interno vennero conservate la Sacra Sindone e le Sacre Bende nel periodo in cui se ne persero le tracce. Un occhio alla gastronomia locale. Essa è particolarmente ricca: olio extravergine d’oliva, salsicce, soppressate, ciliegie De.Co. sono solo alcuni degli innumerevoli prodotti tipici.
