Gli interventi chirurgici di protesi d’anca hanno avuto in Italia un vero e proprio boom: +140% negli ultimi 15 anni (+145% fra le persone ancora giovani), con 100mila impianti all’anno.
Delle patologie per le quali è necessario (o non è necessario) l’intervento, delle nuove tecniche chirurgiche, dei nuovi materiali degli impianti, della riabilitazione, parleranno esperti in ortopedia, fisiatria, riabilitazione nel corso giornata di studio: ‘Patologie dell’anca’, organizzata dal Centro medico di riabilitazione ortopedica e sportiva Fisio&lab di Torino nella sala consiglio di Facoltà del Politecnico di Torino. Coordinatori scientifici sono Daniele Comba, Alessandro Massè, Elvio Novarese e Roberto Peretti.
“L’autorevole rivista scientifica Lancet – spiega Massè – definisce l’impianto della protesi d’anca ‘l’intervento del secolo’, per l’assai favorevole rapporto fra costi/disagi del paziente e benefici. Le operazioni sono sempre meno invasive, con un recupero post operatorio sempre più rapido, e cresce la durata dell’impianto. L’aumento delle aspettative di vita e la conseguente richiesta di una migliore autonomia di movimento ha fatto crescere il numero degli interventi. Ma attenzione al rischio di interventi troppo precoci. Si tratta pur sempre di una chirurgia importante e irreversibile, con complicanze rare ma potenzialmente molto importanti. Quando non si deve intervenire? Quando la riduzione delle funzionalità motorie è ridotta o non si ha dolore. Oggi i pazienti ricorrono spesso alle infiltrazioni di acido ialuronico o di gel piastrinico: si tratta di soluzioni a volte efficaci ma che forniscono un beneficio transitorio“.
