Circa 16 milioni di persone vivono lungo il bacino del Po dove la secca mette a rischio oltre un terzo della produzione agricola italiana, così come più della metà degli allevamenti. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento agli effetti della siccità sulle sorgenti del piu’ grande fiume italiano dove ai 2.020 metri di quota del Pian del Re, alla base del Monviso, accanto alla pietra scolpita con la celebre frase “Qui nasce il Po”, dalla roccia non esce una goccia d’acqua.
Aldo Perotti, gestore del rifugio ‘Albergo Pian del Re’, conosce questi luoghi meglio di chiunque altro. La sua famiglia gestisce la locanda da oltre un secolo. “Nel corso della mia vita – racconta – avro’ visto la sorgente del Po all’asciutto due o tre volte. Nell’ultimo mezzo secolo forse questa e’ la seconda volta che accade. Sopra il Pian del Re non c’e’ piu’ un briciolo di neve, ed evidentemente le falde si sono abbassate”. Per trovare l’acqua basta percorrere scendere qualche centinaio di metri. I piccoli rivoli che scendono dai laghi Fiorenza e Superiore alimentano il letto del Po e gia’ pochi chilometri a valle, a Pian della Regina, e’ un torrente rigoglioso.

Piu’ a valle l’acqua c’e’, perche’ il fiume e’ fatto di falde sotterranee che trasportano in pianura grandi quantita’ d’acqua, alimentando le risorgive, ma simbolicamente quella sorgente senza nemmeno una goccia d’acqua rappresenta il simbolo di un’estate senza pioggia che verra’ ricordata a lungo, anche qui dove l’acqua non e’ mai mancata.
La siccità ha colpito la food valley italiana mettendo in pericolo l’agricoltura ed il suo indotto dal quale dipendono centinaia di migliaia di posti di lavoro. Sotto assedio sono territori dove – afferma Coldiretti – sono concentrate coltivazioni dei prodotti base della dieta mediterranea, dal grano al pomodoro fino alla frutta, ma anche granturco e foraggio per nutrire gli animali negli allevamenti che producono latte per i principali formaggi Dop italiani e forniscono le cosce per prosciutti Dop di Parma e di Modena e carne per salumi Dop come il Culatello di Zibello.
Si è verificato il contenimento produttivo di tutti prodotti base della dieta mediterranea con il raccolto di pomodoro per passate, polpe, concentrati e sughi da conserve che – sottolinea la Coldiretti – è stimato in calo del 12% rispetto allo scorso anno mentre per il grano duro da pasta si prevede una contrazione media attorno al 10%, il raccolto di mele tagliato del 23% con punte del 60% in Trentino, la vendemmia è ridotta del 25% e la campagna di raccolta delle olive 2017/18 si prospetta una delle peggiori degli ultimi decenni forse addirittura inferiore all’annata pessima in termini quantitativi dello scorso anno con 182 mila tonnellate.
Ma a subire gli effetti sono anche gli animali perché la siccità – continua la Coldiretti – ha tagliato il foraggio per l’alimentazione del bestiame con prati e pascoli secchi mentre il caldo stressa le mucche che producono fino al 20% di latte in meno, mentre le api hanno sofferto le diffuse gelate primaverili a cui ha fatto seguito il caldo e la siccità con i fiori secchi per la mancanza di acqua ed i violenti temporali estivi con la produzione di miele che è piu’ che dimezzata rispetto alla media, per un totale quest’anno attorno alle 10mila tonnellate, uno dei risultati peggiori della storia dell’apicoltura moderna da almeno 35 anni.
Di fronte allo stravolgimento del clima è necessario passare dalla gestione dell’emergenza con enorme spreco di risorse, per abbracciare una nuova cultura delle prevenzione in un Paese che resta piovoso con circa 300 miliardi di metri cubi d’acqua che cadono annualmente, ma che, per le carenze infrastrutturali, ne trattiene solo l’11% secondo la Coldiretti. Occorrono – conclude la Coldiretti – interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali, potenziando la rete di invasi sui territori, creando bacini aziendali e utilizzando anche le ex cave e le casse di espansione dei fiumi per raccogliere l’acqua piovana.
