Secondo un team di esperti dell’Alta Scuola Politecnica, da oggi si può catturare acqua potabile con reti speciali in tessuto. Il sistema è frutto del progetto WaLi-WAter for Life ed a realizzarlo è un team di studenti e docenti dell’Alta Scuola Politecnica. Questi dispositivi tessili possono anche intrappolare aria inquinata nelle aree urbane. I tessuti intrappola-nebbia, spiega l’Asp, “sono ben noti e utilizzati in Perù e Cile” e sono studiati già in diversi centri universitari nel mondo. Il team di Asp ha deciso di studiarli per passare dalle strumentazioni oggi ancora rudimentali, a “componenti architettonici innovativi, dalle molteplici applicazioni in ambito europeo, in stretta relazione sia con le condizioni climatico-ambientali del vecchio continente, sia con le necessità ed i problemi del primo mondo”. L’idea, spiega l’Alta Scuola Politecnica, è di ‘filtrare l’inquinamento’ installando “sedute urbane integrate con reti ombreggianti e pareti verdi” da impiegare su scala urbana, oppure realizzare “nuove facciate tessili tridimensionali” che possano catturare la nebbia. Il team che partecipa al progetto ha partecipato ad un concorso per un finanziamento di ricerca europeo ed ora, annuncia l’Asp, “sta realizzando i primi prototipi con il supporto tecnico scientifico del laboratorio interdipartimentale di ricerca sui materiali tessili e polimerici Textiles Hub del Politecnico di Milano”. E si pensa già a coinvolgere aziende manifatturiere del settore delle tensostrutture.
