Continua ad aggravarsi, di ora in ora, il bilancio dell’uragano Irma sulle isole Caraibiche devastate dalla tempesta tropicale più violenta della storia della Terra: molte isole sono state letteralmente devastate, e le notizie arrivano in modo molto frammentario perchè strade, porti e aeroporti sono inaccessibili, le linee telefoniche e internet in blackout totale e pochi soccorritori sono riusciti ad arrivare viste la persistenza delle avverse condizioni meteorologiche. In serata è arrivata la notizia di tre morti accertati alle Virgin Islands, territorio statunitense che sta subendo “danni catastrofici”, come spiegato dal governatore. Le isole piu’ colpite sono quelle di St. Thomas e St. Johns. Complessivamente sale a 15 il numero dei morti accertati, ma è un numero molto parziale.
Irma intanto è un uragano che si mantiene di 5ª categoria, con venti che hanno superato i 300km/h, da oltre 48 ore: è un record di sempre nel mondo, e rimarrà così forte almeno per altre 12 ore. Nei Caraibi, il 95% di Barbuda è ridotto a un cumulo di macerie. Stessa sorte per St. Martin e St. Barts, perle incastonate nel mar caraibico. A Porto Rico l’emergenza è totale, mancano acqua e luce e migliaia di abitanti sono rimasti senza un tetto. Complessivamente si temono quasi 3 milioni di sfollati dopo il passaggio dell’Uragano su tutte le isole caraibiche, ed è già scattato l’allarme per le epidemie.
Intanto irma prosegue la sua folle corsa verso nordovest, verso zone altamente popolate, puntando la Repubblica Dominicana, Haiti, le Bahamas. Nel fine settimana l’uragano raggiungerà gli Stati Uniti, dove e’ stato proclamato lo stato di emergenza su entrambe le coste della Florida e già da ore è in atto un vero e proprio esodo dall’affollatissima contea di Miami. A Miami Beach, come sempre piena di turisti (moltissimi italiani) è scattato l’ordine di evacuazione immediata. Così per il fragile arcipelago delle Keys. Si teme per i venti killer e per le inondazioni che potrebbero raggiungere livelli senza precedenti. Anche se la ‘fuga’ è resa complicata dal carburante che comincia a scarseggiare, nonostante lo sforzo delle autorità e delle compagnie petrolifere. Anche i beni di prima necessità sono ormai quasi spariti dagli scaffali di moltissimi supermercati. “Sono molto preoccupato, siamo di fronte a venti mai visti”, ha ammesso il presidente americano Donald Trump, costantemente aggiornato sugli sviluppi della situazione. E’ in ansia anche per le sue proprietà sia in Florida che nei Craibi, a partire dalla cosiddetta ‘Casa Bianca d’inverno’ a Palm Beach, il resort di Mar-a-Lago.
“Miami è nella peggiore delle posizioni possibili”: sono le ultime previsioni dei meteorologi che seguono la traiettoria dell’uragano, i quali temono sempre più un impatto diretto dell’occhio del ciclone con il sud della Florida. Un’area dove si trova appunto Miami e vivono svariati milioni di persone. “Il passaggio dell’uragano sarà devastante, peggiore del previsto. E Miami deve prepararsi al peggio”, ha avvertito il governatore Rick Scott: “Non perdete tempo – il suo appello davanti alle telecamere -, se vi viene chiesto abbandonate subito le vostre case”. “Lo dovete fare ora”, ha rincarato il sindaco di Miami, “è un uragano nucleare”. Non diverso l’invito alla popolazione rivolto dalle autorità del North Carolina e della Georgia, a nord del Sunshine State, dove è stata ordinata l’evacuazione di Savannah, la città resa famosa da ‘Via col Vento’, e degli altri centri sulla costa. Sempre in Florida è stata ordinata anche la chiusura di tutti i porti a partire da sabato mattina, mentre per gli aeroporti lo stop ci sarà se i venti supereranno i 135km/h, eventualità considerata più che scontata da ogni previsione. Per le Nazioni Unite sono 37 milioni le persone coinvolte dal passaggio dell’uragano. Mentre ce ne sono altri due che si sono già formati nell’Atlantico e che si stanno sempre più rafforzando: Jose, anche lui diretto verso i Caraibi, e Katia, in quel Golfo del Messico già spazzato le scorse settimane dalla furia di Harvey.
