In Italia sono circa 50 mila i pazienti italiani con insufficienza renale cronica terminale che si sottopongono a dialisi: di questi, meno del 10% è trattato a casa attraverso la metodica della dialisi peritoneale. Il tema è al centro del simposio Baxter ‘Innovare e personalizzare la cura del paziente cronico’, organizzato al congresso della Società italiana di nefrologia in corso a Rimini.
Le caratteristiche di questa modalità di dialisi la rendono particolarmente idonea all’esecuzione a casa del paziente. Sotto il profilo tecnico, espone l’organismo a un minore stress emodinamico, garantisce un buon controllo dell’anemia, un minor rischio di disturbi del ritmo cardiaco, non necessita di un accesso vascolare e salvaguarda la funzione renale residua.
Ad oggi la percentuale di utilizzo di questa metodica in Italia è bassa, mentre gli studi dicono che si potrebbe arrivare al 30%. Anche grazie alla terapia di emodialisi Hdx possibile grazie a un nuovo filtro (Theranova*): il trattamento utilizza un innovativo dializzatore progettato con un profilo di filtrazione che permette di rimuovere più efficacemente i soluti uremici, rispetto ad altre membrane usate nell’emodialisi, avvicinandosi sempre di più alla fisiologica funzionalità renale.
“La grande innovazione – spiega Claudio Ronco, direttore della Divisione di Nefrologia, Dialisi e Trapianto renale dell’ospedale San Bortolo di Vicenza – è rappresentata dalla membrana che rende possibile questa terapia. Grazie alla tecnologia con la quale è stata realizzata, possiamo dire che la sua funzione è molto simile alla membrana del rene umano e quindi permette una performance di purificazione del sangue vicina alla normalità“.
