Dopo le scosse del 24 agosto e del 26 ottobre, il terremoto del 30 ottobre di un anno fa ha contribuito a cambiare per sempre il volto del Centro Italia: le prime due scosse più forti hanno provocato la morte di 299 persone, mentre la scossa 6.5 delle 07:40 del 30 ottobre non ha provocato vittime ma ha devastato definitivamente il cuore dell’Italia, abbattendo quanto fino a quel momento aveva resistito.
L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha classificato il sisma come la scossa più forte mai registrata in Italia dal Terremoto in Irpinia del 23 novembre 1980. In ginocchio i paesi della Valnerina tra l’Umbria e le Marche, già duramente colpiti dall’evento tellurico del 24 agosto.
Norcia si sveglia tra le macerie, della basilica di San Benedetto, patrono d’Europa, resta in piedi soltanto la facciata: questa immagine, assieme a quella delle suore che fuggono e i monaci riuniti in preghiera in piazza mentre tutto intorno è crollato, nel mondo diventerà il simbolo della distruzione del Centro Italia. Un altro simbolo è sicuramente Castelluccio di Norcia, quasi completamente raso al suolo, isolato per mesi a causa delle strade impraticabili.
La Protezione civile ha reso noto che “se le persone assistite dopo le scosse del 24 agosto erano circa 5mila, il picco è stato raggiungo dopo il 30 ottobre, quando sono salite a circa 30mila“. Oggi, ne sono rimaste 6.486.
La scossa di un anno fa ha lasciato il segno: 8 miliardi di danni ad edifici e beni privati, 2,5 al patrimonio artistico, 750 milioni a edifici e beni pubblici.
Nei centri colpiti dell’Umbria, in occasione del primo anniversario del sisma sono state organizzate varie iniziative, a partire da oggi, con una messa in piazza San Benedetto di Norcia, officiata dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato di Papa Francesco.
