Protesi d’anca, paziente: “Operato a 71 anni, ora pratico sport tutti i giorni”

L’artrosi può interessare qualsiasi articolazione, come ad esempio la spalla o il ginocchio, ma quando si manifesta nell’anca (coxartrosi) può arrivare a compromettere seriamente l’autonomia di movimento. Il dolore generalmente si localizza all’altezza della zona inguinale ma può essere percepito anche nel lato interno, nella parte anteriore della coscia e può manifestarsi in seguito ad uno sforzo fisico oppure dopo un certo periodo di inattività.

Per curare la coxartrosi esistono diversi rimedi e terapie conservative da adottare a seconda dello stadio della patologia e delle condizioni fisiche del paziente.

Se la patologia è in fase iniziale si inizierà con un miglioramento dello stile di vita attraverso una dieta personalizzata per la riduzione del peso (se necessario) e una speciale attività fisica con esercizi mirati per migliorare il supporto muscolare all’articolazione.

Quando i rimedi conservativi non sono più in grado di tenere sotto controllo il forte dolore allora va presa in considerazione l’opzione di sostituire chirurgicamente l’articolazione malata con una protesi d’anca.

Esattamente come è successo a Marino Castelli, un paziente del dottor Federico Valli, medico chirurgo specialista in ortopedia e traumatologia presso l’Ospedale Galeazzi di Milano.

TESTIMONIANZA DEL PAZIENTE

Marino ha 71 anni e da una 10 di anni soffriva di mal di schiena a causa dell’anca.

Nonostante l’età anagrafica, Marino ha una grinta e una passione per lo sport che lo porta a fare attività come un vero atleta.

Da quando è in pensione trascorre le sue giornate ad allenarsi. Ogni anno trascorre in media 70 giorni sulle piste da sci e percorre 4000 km di corsa e 4000 km in bicicletta. Il suo unico limite era l’anca che lo costringeva a praticare sport in base al dolore che provava.

Quando nel giugno dello scorso anno non ha dormito per 10 notti di fila, ha capito che era arrivato il momento di affrontare il problema e prendere un appuntamento con un chirurgo ortopedico.

Fin dalla prima visita, il Dottor Federico Valli è stato ottimista e rassicurante con il paziente. Visto che Marino pratica attività sportiva ogni giorno, non ha mai fatto una vita sedentaria sia al lavoro che nel tempo libero e aveva una condizione psico-fisica e atletica buona, il recupero post-operatorio sarebbe stato molto veloce, di circa 40 giorni.

Marino non voleva perdersi la stagione sciistica che era quasi alle porte, per cui dopo la prima visita, è stato messo in lista d’attesa per essere ricoverato ai primi di settembre. Ma cosa più importante, non voleva più passare 10 notti sveglio a causa dell’ anca. Il 20 settembre Marino entra in sala operatoria.

Vista la struttura muscolare da atleta, il paziente è stato in grado di fare una riabilitazione post-operatoria intensiva di circa 2-3 ore al giorno per 40 giorni e continuando a mantenere il tono muscolare allenato facendo camminate e correndo in bici due o tre ore al giorno.

Nella maggior parte dei casi il decorso post-operatorio prevede un periodo di riabilitazione che aiuterà il paziente a raggiungere una totale autonomia. “Il paziente deambula da subito con l’ausilio di stampelle, il dolore tende a ridursi progressivamente nell’arco di qualche giorno. È difficile dare una tempistica precisa sul ritorno ad una vita “normale”, i fattori coinvolti sono molteplici, dall’età del paziente, dallo stato muscolare, dalla gravità del processo degenerativo ma, normalmente, il primo mese rappresenta indubbiamente il periodo più critico.” Afferma il dottor Valli.

5 mesi dopo l’operazione Marino era sulle piste da sci a godersi la neve per 50 giorni di fila. Dopo l’intervento le gambe sono perfettamente allineate, il mal di schiena è sparito e non sente nessun fastidio durante i cambiamenti climatici. L’unico inconveniente è stato il prurito alla ferita a causa dei muscoli molli che ad una certa età impiegano un po’ di più a recuperare.

FOCUS MEDICO SU INTERVENTO CHIRURGICO

La chirurgia protesica rappresenta una valida opzione per il trattamento dell’artrosi dell’anca.

La chirurgia protesica dell’anca ha raggiunto ormai, dopo decenni di esperienze e migliorie, un alto livello di efficienza. Sia l’aspetto dei materiali utilizzati sia l’aspetto delle tecniche chirurgiche garantiscono al paziente i massimi standard qualitativi.

Come in ogni realtà lavorativa non esiste un “one man show”, ma soprattutto nella parte chirurgica fondamentali sono figure quali gli assistenti chirurghi, lo strumentista, i colleghi anestesisti, gli infermieri di sala e di reparto; tutto questo insieme di alte professionalità, per garantire un successo al paziente, deve concentrarsi sulla ripetizioni delle gestualità, perché è solo con i grandi numeri e con la sistematicità di un’organizzazione che si riducono gli errori ed i problemi.

È quindi necessario che il paziente si affidi ad un chirurgo che da anni è concentrato su ambiti terapeutici chiari, definiti, che ha impegnato il suo tempo professionale a specializzarsi e ad abituare il suo team ad un sistema di lavoro definito sicuro e testato da tempo