Allarme nucleare in Europa (Italia compresa) per l’eventualità che una nube radioattiva proveniente dalla Russia (per cause ancora misteriosa) possa avvolgere l’atmosfera di molti Paesi del Vecchio Continente.
Il Cremlino non disporrebbe di alcuna informazione relativa a un incidente che possa aver provocato un’eventuale fuga radioattiva di rutenio: lo ha spiegato ha detto il portavoce Dmitry e’eskov.
“Al momento non abbiamo alcuna informazione da nessuna delle nostre agenzie su una qualche causa o incidente che possa aver causato una tale emissione“, ha spiegato.
Una nube radioattiva contaminata da isotopo Rutenio-106 sarebbe arrivata sopra l’Europa settentrionale, tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre: l’agenzia per la sicurezza nucleare francese Irsn ha rilevato tracce radioattive in territorio francese tra il 27 settembre e il 13 ottobre.
Secondo quanto riferito nel rapporto dalla societa’ russa Rosatom, “l’inquinamento atmosferico dell’isotopo Rutenio-106, indicato nel rapporto dell’Autorita’ per il rilevamento idrometerologico (Rosidromet), non e’ correlato alle attivita’ dello stabilimento di produzione Majak“. Rosatom spiega che il Rutenio-106 puo’ entrare nell’atmosfera in due casi. “In caso di violazione della chiusura ermetica dell’involucro dell’asta di combustibile in un reattore nucleare o durante l’elaborazione radiochimica del combustibile nucleare. L’opzione non e’ possibile in questo caso, poiche’ avrebbe comportato emissioni nell’atmosfera di dozzine di altre frammentazioni dei radionuclidi, che sarebbero stati registrati dal monitoraggio delle radiazioni“, oppure “in caso di produzione di nuove fonti, l’uso di esistenti o il riciclaggio di sorgenti di ionizzazione esaurite sulla base del Rutenio-106“. Nel 2017, non e’ avvenuta alcuna produzione di fonti su base Rutenio-106 presso lo stabilimento di Majak. La coincidenza con valori sotto la soglia di pericolosita’ dimostrerebbe, secondo la societa’ russa, che le proprie attivita’ non siano additatili come causa dell’aumento del Rutenio-106 contenuto nell’atmosfera.
Il servizio meteorologico russo Rosguidromet ha confermato nei giorni scorsi la presenze di concentrazioni “estremamente alte“, addirittura di un livello 986 volte superiore alla radiazione naturale di fondo, nella regione di Chelyabinsk dalla stazione meteorologica di Argayash.
Greenpeace ha lanciato l’allarme e l’organizzazione russa ha annunciato che adesso chiederà alla Procura generale di Mosca di verificare la situazione delle radiazioni negli Urali meridionali in connessione con i rapporti sul livello di rutenio-106. “Greenpeace Russia inviera’ una lettera alla procura con la richiesta di ispezionare un possibile insabbiamento di un incidente che avrebbe provocato una dispersione di radiazioni, cosi’ come le informazioni sullo stato dell’ambiente e l’idoneita’ dei sistemi di monitoraggio dei radionuclidi nell’atmosfera”, ha riferito l’ufficio stampa, secondo quanto riferito dall’agenzia “Interfax”. Greenpeace ha individuato, con riferimento ai dati dell’agenzia federale idrometeorologica (Roshydromet), delle concentrazioni anomale di elementi radioattivi in alcuni periodi dell’anno in corso. “La piu’ alta concentrazione di rutenio-106, il cui incremento e’ stato registrato alla fine del mese di settembre, e’ stata scoperti da Roshydromet negli Urali meridionali, vicino all’impianto Majak di proprieta’ di Rosatom”, si legge nel comunicato dell’Ong russa.
Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, tracce di rutenio-106 sono state ritrovate nell’atmosfera in diversi paesi europei.
Il Rutenio-106 non esiste in natura, ma è prodotto dalle reazioni nucleari all’interno di un reattore che viene usato nella medicina nucleare.
