I presepi rappresentano oggigiorno uno dei simboli per eccellenza delle imminenti festività natalizie. Ma qual è stata la loro evoluzione nella storia? Sappiamo che il primo presepe con personaggi a tutto tondo si ebbe nel 1283, ad opera di Arnolfo di Cambio che scolpì 8 statue, rappresentanti i personaggi della Natività ed i Magi. L’opera, la prima rappresentazione scultorea della Natività nella Storia, fu commissionata da papa Niccolò IV, primo frate francescano a divenire Papa ed è attualmente custodita presso la basilica monumentale di Santa Maria Maggiore. Da allora fino a metà 1400, gli artisti modellavano statue di terracotta o legno, sistemandole davanti a un fondale pitturato, riproducente un paesaggio che fungeva da sfondo alla scena della Natività, esposto nella chiee per il periodo natalizio. Culla di tale attività artistica fu la Toscana ma ben presto essa si diffuse nel Regno di Napoli . Fu con Carlo III di Borbone che il presepe venne perfezionato, curano nei minimi dettagli e nell’espressività dei volti..
Nel 1517 San Gaetano da Thiene ebbe la visione della Vergine che gli offriva in braccio il Bambino, con accanto San Giuseppe e San Girolamo, mentre nel 1534, allestisce un presepe nella Chiesetta di Santa Maria della “Stalletta” a Napoli; viene considerato così come uno dei precursori del presepe a dimensione familiare. Nel 600-700 gli artisti napoletani conferirono alla sacra rappresentazione un’impronta più naturalistica, inserendo la Natività nel pAesaggio campano, ricostruendone scorci di vita con personaggi della nobiltà, borghesi e popolani dediti alle loro occupazioni giornaliere o immortalandone momenti di svago, con balli e serenate. Tra mercati, taverne, abitazioni, rovine di antichi templi pagani, il presepe napoletano trova ora, i suoi committenti, non più negli ordini religiosi ma nei nobili, come simbolo di vanto ed emblema di ricchezza. Nel presepe napoletano ogni attività lavorativa si riferiva ad un determinato mese dell’anno: es. il macellaio a gennaio, il pescivendolo a dicembre ed il venditore di cocomeri ad agosto.
Molto forte è la simbologia degli oggetti: il ponte inteso come passaggio tra mondo dei vivi e mondo dei morti; il pozzo come collegamento tra superficie e acque sotterranee (nell’antichità non si raccoglieva acqua nel giorno di festa per evitare di portare con sé gli spiriti diabolici che si impossessavano di chiunque bevesse quell’acqua); il pane come momento fondamentale dell’Eucarestia, il fiume come nascita divina, con un chiaro richiamo al liquido amniotico. Via San Gregorio Armeno è la dimostrazione di quanto la tradizione presepiale sia radicata nel tessuto culturale napoletano e della Campania in generale. Questa piccola strada nel cuore del centro storico, con tutte le sue caratteristiche botteghe, è visitata di milioni di turisti ogni anno, offrendo uno scenario spettacolare, reso ancora più magico dall’atmosfera natalizia. Tra le più recenti rappresentazioni della Natività non è difficile ammirare delle opere di artisti contemporanei ambientate in luoghi particolari come grattacieli ultramoderni o periferie di metropoli, riconoscendo tra i tanti pastori alcuni personaggi famosi e ogni anno ne vengono aggiunti di nuovi: da Clinton a Ciampi, da Totò a Troisi ecc.