Uno studio pubblicato su “Environment International“, condotto dai ricercatori dell’Università di Exeter, ha concluso che chi pratica surf ha tre volte più probabilità di avere nell’intestino dei batteri resistenti agli antibiotici rispetto al resto della popolazione. Nei mari di Inghilterra e Galles i batteri dannosi raggiungono l’ambiente costiero attraverso l’inquinamento di acque reflue e di acque agricole trattate con letame proveniente da allevamenti in cui viene fatto ricorso all’uso di antibiotici.
I surfisti ingeriscono in media dieci volte più acqua marina dei nuotatori e, per questo, il team di esperti ha voluto scoprire quali sono le conseguenze.
I ricercatori hanno studiato i valori di 300 persone, metà dei surfisti regolari sulla costa del Regno Unito, scoprendo che 13 su 143 (il 9%) presentavano batteri di E. Coli resistenti o che continuavano a crescere anche se trattati con cefotaxime, un antibiotico di uso comune.
