Le allergie ai farmaci sono reazioni avverse, di gravità variabile, scatenate da un’attivazione abnorme delle cellule del sistema immunitario verso il farmaco stesso, con conseguente produzione di sostanze infiammanti oppure anticorpi specifici, responsabili della manifestazione clinica e del danno a vari organi e apparati. Le manifestazioni e i sintomi sono di varia gravità, andando dal semplice prurito non associato ad alterazioni dell’aspetto della pelle, sino all’anafillassi. A carico della cute si manifestano: esantema caratterizzato da arrossamento, piccole macchie e bolle, orticaria, eruzioni cutanee. Le allergie ai farmaci possono provocare epatite e ittero, dolori articolari e muscolari, febbre, sensazione di malessere generalizzato e, in rari casi, dermatiti bollose tra cui sindrome di Steven-Johnson e di Lyell, che generano esfoliazioni della pelle talmente forti che i soggetti possono morire come ustionati.
La prima cosa da fare, in presenza di un sospetto di allergia, è raccogliere la storia (anamnesi) precisa e dettagliata della reazione verificatasi, magari avvalendosi di un diario su cui annotare le informazioni da condividere col medico. Per la diagnosi ci si avvale di test cutanei (prick test, intradermoreazione, patch test), test di laboratorio (dosaggio delle lgE specifiche), test di tolleranza, che prevede una somministrazione orale del farmaco, inizialmente a bassi dosaggi, aumentanodne la dose a intervalli di tempo prestabiliti in base alla storia clinica del singolo paziente.
Il tutto avviene in ambito ospedaliero, sotto costante controllo di un allergolo esperto in reazioni avverse ai farmaci e con la pronta disponibilità di rianimatori. In corso di reazione allergica occorre interrompere immediatamente l’assunzione del farmaco, somministrando antistaminici e cortisonici. In seguito l’allergologo, fatte le opportune indagini, potrà indicare un farmaco alternativo a quello che ha causato la reazione allergica.