Disastro ambientale (preannunciato) al largo delle coste della Cina: l’incidente dello scorso 6 gennaio, che ha coinvolto una petroliera iraniana, ha provocato lo sversamento di greggio che ora è più che triplicato, in meno di quattro giorni.
La nave era entrata in collisione con un mercantile cinese, ha preso fuoco ed è poi affondata a circa 300 chilometri ad est di Shanghai.
Le autorità hanno individuato tre chiazze di petrolio con una superficie totale di 332 chilometri quadrati (erano 101 mercoledì), riferisce l’Amministrazione nazionale degli Oceani cinese.
Nell’incidente hanno perso la vita 32 uomini di equipaggio. Attualmente la petroliera si trova a 115 metri di profondità.
La marea nera si sposta verso Nord a causa dei venti e delle correnti marine, minacciando le coste sudcoreane e giapponesi.
L’olio condensato a bordo della Sanchi è particolarmente velenoso per la vita marina: non forma la tradizionale macchia superficiale, ma una sorta di nuvola sottomarina tossica d’idrocarburi invisibile dalla superficie del mare.
