Il cloud seeding – il disseminare le nuvole di piccole particelle per produrre pioggia o neve – ha una reputazione dubbia e incerta come il tempo. Questo perché ci sono state poche prove che la tecnica funzionasse, nonostante numerosi tentativi a partire dagli anni ’40. Ora, grazie a due aerei che hanno volato tra le nuvole dell’Idaho, negli USA, i ricercatori hanno dimostrato, per la prima volta fuori dal laboratorio, che l’uomo può alimentare artificialmente la neve.
Negli anni ‘40, lo scienziato atmosferico Bernard Vonnegut scoprì in laboratorio che le particelle di ioduro d’argento possono provocare il congelamento di nuvole super-fredde di vapore acqueo in neve. Le particelle di ioduro d’argento possono fornire un’impalcatura su cui le molecole d’acqua possono allinearsi in una struttura cristallina; in altre parole, congelare.
Nonostante decenni di esperimenti, la tecnica non risultava efficace fuori dal laboratorio a causa degli strumenti poco sofisticati che non riuscivano a misurare le dimensione delle goccioline d’acqua nelle nuvole in tempo reale. Ora, un team di scienziati dell’University of Colorado a Boulder, supportato dal National Science Foundation e dall’Idaho Power, ha realizzato l’esperimento sulle montagne dell’Idaho sudoccidentale, dove ha atteso l’apparizione di nuvole super-fredde nel cielo. A temperature comprese tra zero gradi C e -15° C, le nuvole sono abbastanza fredde da congelare, ma hanno scarse probabilità di riuscirci autonomamente.

Dopo un paio d’ore, i fiocchi di neve erano cresciuti da pochi micron di diametro a 8 mm, e quindi erano abbastanza pesanti da cadere al suolo. Gli scienziati che hanno condotto l’esperimento erano molto eccitati dai risultati raggiunti e la stessa atmosfera regna ora tra le aziende di cloud seeding. Ma ulteriori studi sono necessari per stabilire se l’approccio è economico e se produce abbastanza neve per alimentare le riserve d’acqua dei Paesi.
