Dal 2018 è possibile mappare in tempo reale la presenza di eventuali microrganismi presenti sulla Stazione Spaziale Internazionale senza dover spedire a Terra i campioni, grazie alla presenza di kit per le analisi genetiche nello spazio: i primi test in orbita sono stati condotti con successo nel 2017 dall’astronauta Peggy Whitson e le analisi (per confermarne l’attendibilità) sono state poi ripetute a Terra.
La possibilità di analizzare in tempo reale la presenza di batteri nello spazio è fondamentale, sia ai fini del monitoraggio delle condizioni di salute degli astronauti, sia in un’ottica futura per lo studio di tracce di vita microbica su altri corpi celesti.
Le analisi consistono nella raccolta dei campioni, estrazione e amplificazione del Dna, e infine nel sequenziamento genetico, che consente d’identificare il microrganismo.
