Il “Palazzo Celeste” cadrà sulla Terra: sempre più vicino il rientro incontrollato, il punto della situazione

E’ ormai noto da molto tempo che la stazione spaziale cinese Tiangong-1 (“Palazzo Celeste”) è fuori controllo e che si schianterà a terra: l’unica incognita è il dove e il quando. Ciò che è noto al momento è che il rientro in atmosfera avverrà intorno a metà marzo 2018 e che i pochi pezzi che non si disintegreranno in atmosfera impatteranno in una zona compresa fra il 43° parallelo nord e il 43° parallelo sud: un’area molto ampia che comprende anche parte dell’Italia, da Firenze in giù.

Il modulo cinese per la maggior parte si disintegrerà per via dell’attrito con l’atmosfera e l’area geografica interessata è caratterizzata soprattutto da oceani e deserti: anche se ricomprende il centro/sud dell’Italia, nella medesima area figurano anche buona parte degli Stati Uniti, il Brasile, l’India e la Cina. Si ricordi in ogni caso che la possibilità di essere colpiti da un detrito spaziale, da un frammento della Tiangong-1, è estremamente bassa.

Nonostante le suddette informazioni, è ancora impossibile prevedere esattamente dove e quando cadrà la stazione: dati più precisi si potranno avere 6 ore prima dell’impatto al suolo.

Il parere dell’esperto

Per saperne di più Media INAF si è rivolta ad Alberto Buzzoni, dell’Inaf-Oas di Bologna, coordinatore scientifico del progetto Prisma per lo studio delle meteore e membro per l’Inaf di Ocis, l’Organismo nazionale per il coordinamento delle attività di sorveglianza spaziale e difesa in Italia, assieme ai colleghi dell’Asi e dell’Aeronautica Militare.

Come stanno realmente le cose?

Alberto Buzzoni
Alberto Buzzoni, astronomo all’Inaf-Oas di Bologna, coordinatore scientifico del progetto Prisma per lo studio delle meteore e membro per l’Inaf di Ocis. Crediti: Media Inaf

Beh, la situazione non è forse delle più chiare. Con una nota del maggio scorso all’Unoosa (l’Ufficio per gli affari spaziali delle Nazioni Unite), l’Agenzia spaziale cinese Cnsa ha infatti informato ufficialmente il mondo che la sua stazione “non funziona più” dal 16 marzo 2016. Con sapiente levità tutta orientale, tuttavia, il messaggio della Cnsa lascia in dubbio se sia da intendere che l’astronave è letteralmente “impazzita”, come alcuni giornali stanno già (allarmisticamente) anticipando, o se al contrario la situazione sia, almeno in parte, sotto controllo“.

Cosa ci dicono le osservazioni da Terra?

Ancora in queste notti la Tiangong-1 sembra in assetto corretto di volo (probabilmente mantenuto dal sistema di controllo automatico a bordo), ma l’impossibilità di agire attivamente da terra sui motori (e questo sembra assodato) fa sì che la quota di 280 km a cui orbita ora l’astronave non potrà essere mantenuta per molto: da Capodanno la stazione si è già abbassata di una decina di chilometri e in sostanza sta lentamente “spiraleggiando” verso l’imminente (e a questo punto inevitabile) caduta“.

Che previsioni possiamo fare per la data del rientro in atmosfera?

Le previsioni sono ancora molto imprecise poiché, mano a mano che la quota si abbassa, l’orbita dell’astronave risente in maniera crescente dell’attrito con gli strati alti della nostra atmosfera (la cosiddetta ionosfera), la cui densità è influenzata in maniera erratica dal flusso di particelle in arrivo dal Sole come conseguenza dell’attività magnetica della nostra stella. C’è poi da tener conto dell’assetto “aerodinamico” della stazione (una specie di “aereo” con una carlinga tubolare di 3×10 metri e due “ali” di pannelli solari, ciascuno di 7×3 metri), che a questo punto diventa una variabile importante per valutare l’entità dell’attrito e calcolare così l’esatta traiettoria dinamica.

Allo stato attuale dei calcoli, comunque, possiamo stimare che la finestra di caduta più probabile sia centrata attorno alla prima quindicina di marzo, ma con una incertezza di più o meno due settimane. Inutile dire che, per un oggetto che sta percorrendo 8 km al secondo, questa incertezza rende totalmente aleatoria, al momento, qualunque previsione sul “quando-e-dove” cadrà“.

Come ci si sta preparando a terra?

Data la rilevanza dell’evento, nelle prossime settimane è in programma una campagna di osservazione internazionale, coordinata dall’Inter-Agency Space Debris Coordination Committee (Iadc), e anche l’Italia è coinvolta a vari livelli nella iniziativa. Come conseguenza dell’inclinazione del piano d’orbita della Tiangong, comunque, la cosa certa sin d’ora (e la buona notizia per il nostro Paese) è che tutta l’Italia settentrionale (a Nord dell’Isola d’Elba, all’incirca) è certamente fuori pericolo, mentre rimangono potenzialmente interessate dal rientro le regioni centrali e meridionali. Le istituzioni preposte, fra cui il Dipartimento della Protezione Civile, sono naturalmente già attive e ci terranno opportunamente informati su come evolve la cosa, nelle settimane a venire“.

Dobbiamo dunque temere che ci cada qualcosa in testa? 

Dal momento che durante il rientro l’attrito con l’atmosfera porterà a raggiungere temperature di circa 2000 gradi, va da sé che gran parte della struttura in alluminio della Tiangong verrà letteralmente vaporizzata attorno ai 60-80 km di altezza per cui, come per le meteoriti naturali, solo una piccola frazione della massa totale (in questo caso quella in materiale a più alto punto di fusione, come il titanio e l’acciaio) cadrà fisicamente al suolo, sotto forma di detriti di diverse dimensioni. Possiamo attenderci quindi pezzi di alcuni centimetri ma, anche sulla base di analoghe esperienze passate, non possiamo escludere la possibilità che alcune parti di dimensioni maggiori possano sopravvivere quasi integre fino al suolo. Detto questo, e a scanso di inutili allarmismi, rassicuriamo comunque che la probabilità di incidente umano per “caduta detriti”, sull’Italia, si stima nello 0.000002 per cento. Ovvero una chance contraria su 50 milioni. Questi numeri sono corroborati anche dal fatto che, negli oltre 60 anni di attività spaziale, non si ha notizia di nessun incidente avvenuto a terra per cause di questo tipo“.

Eventuale caduta di detriti a parte, se il rientro avverrà sui cieli italiani è presumibile che assisteremo a un evento di fireball artificiale, no? Voi del progetto Prisma siete pronti?

Se la sorte geografica ci favorirà, il rientro della Tiangong sarà certamente rilevabile dalla rete di camere Prisma. Al pari di una meteora, inoltre, la rete sarà in grado di verificare la traiettoria di caduta e l’eventuale localizzazione dei detriti a terra. Va però detto che la probabilità di goderci questo spettacolo – con il rientro sull’area italiana – è molto bassa: qualcosa attorno all’uno per mille“.

E in questo periodo? È troppo prematuro o state già provando a intercettare qualche orbita? 

Per “scaldare i motori” in via totalmente sperimentale, nelle prossime settimane, con le camere Prisma tenteremo anche alcune osservazioni della traiettoria di avvicinamento della Tiangong durante i suoi passaggi notturni sull’Italia. Naturalmente, la stazione cinese non si può vedere con le camere in funzionamento “standard” e richiederà modalità di osservazione “ad hoc”. I test preliminari sembrano incoraggianti, per cui se il meteo sarà favorevole già nelle prossime notti speriamo di poter contribuire con qualche buon dato alla campagna di osservazione internazionale“.

Cos’è il “Palazzo Celeste”

Lunga 10,5 metri per 8,5 tonnellate di peso, Tiangong-1, (“Palazzo Celeste”), è la stazione spaziale lanciata nel settembre 2011 come “simbolo politico” della potenza cinese anche nello Spazio. Nella sua vita Tiangong-1 è stata al centro di molte missioni spaziali e ha ospitato diversi equipaggi, tra cui la prima astronauta donna cinese Liu Yang.

Il ‘Palazzo celeste’ sara’ uno dei più grandi veicoli a rientrare in modo incontrollato sulla Terra negli ultimi due decenni. E’ più grande infatti del satellite della Nasa Atmospheric Research, andato fuori controllo nel 2011 e anche del satellite europeo Goce, rientrato anch’esso in modo incontrollato nell’atmosfera nel 2011.

Tiangong-1 ha smesso di inviare dati nel marzo 2016, cosa che ha determinato la fine della missione: ha ricevuto tre visite da parte delle capsule Shenzhou “nave divina”. La prima nel novembre 2011, con un veicolo senza pilota, per testare il sistema di attracco; poi nel 2012 e 2013 le missioni hanno portato a bordo tre astronauti ogni volta, rimasti per due settimane nella piccola stazione orbitale. Il suo successore, Tiangong-2, è stato lanciato il 15 settembre 2016 dal Jiuquan Satellite Launch Center nel nordovest della China.

L’eventuale schianto della stazione spaziale sulla Terra non sarebbe il primo della storia: già nel 1991 la stazione sovietica Salyut 7, di 20 tonnellate si è schiantata sulla Terra mentre era ancora collegata a un’altra stazione spaziale dello stesso peso. Nel 1979, parti dell’enorme stazione spaziale Skylab di 77 tonnellate della NASA hanno aggiunto Perth, nell’Australia occidentale.