E’ del 7 gennaio la notizia che Pfizer, il più grande gruppo farmaceutico al mondo, ha deciso di abbandonare la lotta al Parkinson e all’Alzheimer dopo che gli ingenti investimenti non hanno portato i risultati attesi. Questo è l’ennesimo segnale della difficoltà della ricerca per un farmaco in grado di curare le malattie neurodegenerative e fa seguito all’abbandono del settore da parte di altre Industrie farmaceutiche di grande importanza.
“La ricerca per una malattia come l’Alzheimer, la più comune delle demenze – patologie che in Italia coinvolgono oltre 1.400.000 persone – non può e non deve essere affidata unicamente alle Industrie Farmaceutiche – afferma il Prof Sandro Sorbi, Presidente Airalzh – ma deve essere svolta da ricercatori indipendenti che nelle Università e nei Centri di Ricerca si dedicano alla ricerca di base, alla diagnostica precoce, alla valutazione di trattamenti e di interventi che non siano soltanto quelli farmacologici. E’ pur vero che questi ricercatori hanno bisogno di essere sostenuti e – se i finanziamenti pubblici sono sempre più esigui – è importante cercare fonti di finanziamento indipendente.”
È quanto Airalzh Onlus sta facendo in Italia: sono 25 i ricercatori che vengono attualmente sostenuti su tutto il territorio nazionale grazie ad una partnership con COOP, questi giovani studiosi stanno lavorando su molteplici indirizzi di ricerca già da due anni e continueranno fintanto che vi saranno fondi per la loro ricerca.
Il lavoro di questi ricercatori sta producendo risultati utili alla diagnostica precoce della malattia di Alzheimer per mezzo dell’uso combinato della elettroencefalografia e della risonanza magnetica ma anche applicando analisi raffinate alla misura delle dimensioni dei solchi cerebrali. Non solo, è stata rivelata una connessione fra apnee notturne e compromissione di tutti i profili cognitivi ed è stata riscontrata la presenza di proteine tossiche per i neuroni nelle vescicole liquorali ma anche nella saliva dei pazienti con Alzheimer.
Le ricerche stanno dimostrando che la Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS) ha implicazioni diagnostiche differenziali nelle varie forme di demenza ma offre anche valide prospettive terapeutiche nelle fasi iniziali della malattia. Gli studi psicologici (Terapia di Stimolazione Cognitiva – CST) stanno evidenziando che ci sono aspetti cognitivi ed affettivi preclinici nei pazienti affetti da Alzheimer sui quali si potrebbe intervenire per rallentare la progressione della malattia così come è possibile identificare dei marcatori preclinici che compromettono la comprensione linguistica.
Infine, si stanno svolgendo ricerche precliniche di base volte a identificare nuovi bersagli farmacologici sulle cause molecolari dell’Alzheimer, l’aggregazione della amiloide e la sua tossicità neuronale, le modificazioni epigenetiche del DNA e, in particolare è stata scoperta una proteina (CAP2) potenzialmente in grado di modificare i processi di memoria e apprendimento che vengono alterati nella malattia di Alzheimer.
“Tutto questo è il frutto di una ricerca che mira alla conoscenza sempre più profonda della malattia di Alzheimer – conclude il Prof Sorbi – una ricerca che per la sua complessità e multidisciplinarietà non può essere affrontata dalla Industria Farmaceutica e che deve continuare a procedere grazie ad un sostegno indipendente da un profitto economico diretto. Diagnosi precoce significa aprire nuove frontiere per ritardare la malattia, testare terapie non farmacologiche come la TMS e la CST significa permettere l’introduzione in Italia di nuovi protocolli terapeutici.”
