Ricerca: frequenza cardiaca più bassa per chi partorisce in acqua

Uno studio condotto nell’Unità operativa complessa di Ostetricia e ginecologia dell’Arnas-Civico di Palermo, diretta da Luigi Alio, ha rilevato che, rispetto al travaglio e al parto tradizionale, quello in acqua è in grado di abbassare la frequenza cardiaca della partoriente.

La ricerca è stata realizzata impiegando in sala parto moderne tecnologie come smartwatch e smartphone e la nuova app iOS WaterBirth, realizzata da Pharma Mum Italia e ora disponibile su App Store. WaterBirth è la prima app al mondo dedicata al parto in acqua.

Il team di ricerca (composta da Walter Alio, dirigente medico dell’Unità operativa com-plessa di Ostetricia e ginecologia dell’Arnas-Civico, Sara Amato, coordinatrice delle ostet-riche, dalle ostetriche Valentina Ferrara e Sonia Sanfilippo, e da Andrea Varrica, laureando in Ostetricia all’università di Palermo) ha preso in esame 120 partorienti: di queste, 81 hanno avuto travaglio o parto in acqua, 39 fuori dalla vasca. WaterBirth ha permesso di registrare la frequenza cardiaca delle donne per valutarne l’andamento ed eventuali alterazioni e consentire così l’intervento dei sanitari, qualora fosse stato necessario. Tutti i dati (frequenza, intensità e durata delle contrazioni e battito cardiaco) sono stati osservati in tempo reale dal ginecologo e dall’ostetrica su uno smartphone collegato allo smartwatch.

E’ emerso che in tutte le rilevazioni la frequenza cardiaca delle donne che hanno avuto travaglio o parto in acqua era più bassa rispetto a quelle che invece non lo hanno fatto: ciò avviene perché il rilascio di endorfine (ormoni del benessere) provocato dall’acqua calda fa sì che il dolore delle contrazioni sia attenuato, e, di conseguenza, la frequenza cardiaca si abbassa.